L'attuale impianto di Casone (Foligno)

«Questo impianto sarà fondamentale per una gestione più efficiente dei rifiuti a Casone, produrre biometano vuol dire optare per una gestione virtuosa della frazione organica del rifiuto con grandi vantaggi in termini ambientali ed economici per tutto il territorio». Così l’amministratore delegato di Asja, Alessandro Casale, lunedì mattina nel municipio di Foligno insieme al direttore dell’Ati3, Fausto Galilei, e al presidente di Vus, Maurizio Salari.

Assemblea pubblica per il biodigestore Qui è stato ricostruito l’iter finora compiuto per arrivare alla realizzazione dell’impianto ma soprattutto per «inaugura il percorso di confronto e dialogo con la comunità» che martedì sera si tradurrà in un’assemblea convocata per le 18 nella sala parrocchiale di Sterpete, che ospiterà il faccia a faccia con la popolazione, dove il privato e l’ente spiegheranno i contenuti del progetto, raccogliendo contestualmente proposte e riflessioni. Che non mancheranno visto l’attivismo dei comitati contrari all’impianto che hanno già consegnato al sindaco Nando Mismetti una petizione sottoscritta da un migliaio di cittadini per fermare il progetto: «Asja è sicura – ha detto l’ad Casale in Comune –  che questo impianto sia destinato a diventare il fiore all’occhiello del territorio che lo ospita sia per la tecnologia utilizzata che è già consolidata nei Paesi più virtuosi del nord Europa e sperimentata con successo anche in Italia, quanto per la gestione di cui Asja avrà la responsabilità».

Salari: «Migliora livelli di differenziata» A difendere il progetto del biodigestore di Casone è anche il presidente Salari: «Il nuovo impianto di biometano risponde puntualmente alle esigenze di trattamento dei rifiuti previste nella delibera regionale del gennaio scorso per accelerare l’incremento della raccolta differenziata, nonché alle direttive dettate dalla stessa Regione fin dall’approvazione del Piano regionale dei Rifiuti così come recepito dall’Ati 3 e dal Comune di Foligno». L’avvocato alla guida di Vus ha poi affermato: «Il nostro territorio per raggiungere il 65% di raccolta differenziata deve poter trattare almeno 30 mila tonnellate annue di organico e di verde e l’impianto ha una capacità (40 mila t/a, ndr) che tiene conto dell’adeguamento attuale e degli sviluppi demografici e di incremento ulteriore della raccolta differenziata».

Le ragioni del sì Sul fronte dei numeri, i tecnici di Asja hanno spiegato: «L’impianto permetterà di recuperare 40 mila tonnellate di scarti alimentari e altri rifiuti organici, trasformandoli in 4 milioni di metri cubi di biometano che potranno soddisfare il fabbisogno energetico di 2.380 nuclei familiari. La produzione di energia pulita – dice chi ha progettato il biodigestore – ridurrà il ricorso a fonti fossili e a fertilizzanti chimici per oltre 2.300 tonnellate di petrolio stimato». Argomentazioni, queste, che difficilmente basteranno ai residenti e agli ambientalisti determinati a fermare la realizzazione dell’impianto. In questo senso la stagione del confronto inaugurata da Asja prevede anche «gruppi tematici di approfondimento sulle questioni più sensibili che emergeranno durante l’incontro pubblico e visite guidate all’impianto di Faedo (Trento) analogo a quello previsto dal progetto Foligno Biometano».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.