La toga di un magistrato della Corte dei conti (foto F.Troccoli)

di Chiara Fabrizi

Squilibri pesantissimi in Umbria, specie per le società a partecipazione interamente pubblica. Sono allarmanti i risultati dell’indagine compiute dalla Corte dei Conti che ha passato al setaccio quasi 5 mila partecipate (sui 7.684 risultanti al 19 giugno 2015) dagli enti locali italiani (28 mila quote), tra questi 82 umbri (circa 450 quote) che dallo screening esce con la diagnosi più grave, insieme ad Abruzzo, Molise, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.

Indagine Corte dei Conti La Sezione delle autonomie della magistratura contabile per l’Umbria ha quindi scandagliato i bilanci del 2013 di 30 spa, 20 srl, 9 società consortili, 5 società cooperative, 6 consorzi, 7 fondazioni, 2 aziende speciali, un’istituzione e 2 di altre forme (agenzie e associazioni) in cui risultano soci praticamente tutti gli enti locali umbri dai Comuni più piccoli fino alle Regioni passando, l’anno di riferimento era il 2013, anche per le Province. Tuttavia, sempre nel 2013 a fare eccezione, almeno secondo la banca dati della Corte dei Conti, erano Montefalco, Costacciaro e Scheggia e Pascelupo che non detenevano nessuna quota, anche se l’incidenza della popolazione dei tre comuni su quella regionale non raggiunge l’1%.

Bilanci in profondo rosso Dettagli a parte la sostanza dell’analisi compiuta dalla Corte dei Conti è fatta, nel quadro di insieme, di squilibri significativi tra le perdite conseguite da alcune partecipate e gli utili realizzate da altre, con le prime che annientano quel che di buono pubblico e privato riescono, in alcuni casi, a realizzare. I dati sono chiari le 82 società finite sotto la lente dell’organismo di controllo registrano complessivamente 44.3 milioni di perdite a fronte di 23 milioni di utili, risultato che diventa ancor più pesante quando l’esame interessa le società a partecipazione interamente pubblica. Qui il rosso vale 32.7 milioni di euro e divora i modesti utili di 6.4 milioni prodotti.

Indice di indebitamento alle stelle Il cattivo stato di salute delle società 100% pubbliche è certificato anche dall’analisi della gestione finanziaria che consegna un indice di indebitamento di 5.8% a fronte di una media nazionale ancorata a 1.4%. A produrre il risultato sono precisamente 593.289.152 euro di debiti che quasi ribaltano la bilancia che sul piatto dei crediti conta 394.096.019 euro e in un’ottica di riequilibrio a nulla può il patrimonio netto delle partecipate pubbliche (102.683.032). Migliore l’indice d’indebitamento calcolato su tutte i soggetti osservati che si ferma a 1.2%, due millesimi inferiore alla media nazionale (1.4%) coi debiti (1.124.996.175) che pesano in ogni caso più dei crediti (789.406.009) e un patrimonio netto lievemente più sicuro (345.813.518).

Costi del personale Da dove arrivano gli squilibri lo dice in parte la Corte dei Conti nell’analisi della gestione delle partecipate che, in linea con quanto fin qui emerso, è decisamente più problematica per quelle a capitale interamente pubblico. Qui lavorano 2.165 persone (complessivamente comprese le società pubblico privato sono 4.772) che hanno un costo medio di 45.195 euro e un costo di produzione per unità che sale a 123.987 superando sorprendentemente il valore della produzione prodotto da ciascun lavoratore che si ferma a 117.482. Inutile dire che l’incidenza del costo del personale su quello di produzione raggiunge quota 36.4% a fronte di una media nazionale che viaggia a 28.3%, idem per l’incidenza sul valore di produzione che raggiunge 38.5% su una media nazionale del 27%.

Piani di razionalizzazioni In apertura di indagine la magistratura contabile rileva anche l’esito del primo monitoraggio compiuto sulla presentazione dei piani operativi di razionalizzazione (scadenza era al 31 marzo scorso) da parte degli enti detentori di partecipazioni in società ed altri organismi, introdotto con decreto legislativo poi trasformato in legge nel 2014 dal commissario straordinario per la spending review, lo scorso anno Carlo Cottarelli. Emerge che dei 95 enti locali umbri (92 Comuni, 2 Province e la Regione) più della metà, precisamente 53, hanno presentato la documentazione del caso per avviare il necessario risanamento. Ma il percorso appare a dir poco complesso.

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