di D.B.
«L’Umbria mantiene tutta la sua autonomia visto che tutte le funzioni rimangono, ad esclusione di quella riguardante la valutazione dei dirigenti delle varie Sovrintendenze». Ad assicurarlo è l’assessore regionale alla Cultura Fabrizio Bracco dopo le polemiche di questi giorni a riguardo di un possibile ‘declassamento’ della Direzione regionale dei beni culturali. Al centro della discussione il decreto della Presidenza del consiglio dei ministri del 28 febbraio scorso, che ha come oggetto il riassetto del settore e una sostanziosa spending review.
Nessun trasferimento «Di fronte alla necessità di applicare la spending review – scrive Bracco -, che imponeva un taglio del 20% dei dirigenti, il ministero dei Beni culturali, rispetto ad una prima ipotesi formulata dal precedente governo che prevedeva la soppressione e l’accorpamento delle regioni più piccole (l’Umbria sarebbe stata accorpata con le Marche, ndr), ha preferito salvaguardare l’autonomia delle direzioni regionali, affidandole a dirigenti di ruolo inferiore. Un criterio che scontava anche il presupposto dell’estensione territoriale di ogni singola regione. Si può anche non condividere ma sicuramente questo è apparso l’unico possibile per mantenere tutte le funzioni preesistenti, esclusa quella della valutazione dei dirigenti delle varie Sovrintendenze. Nessuna pratica dunque che fino ad oggi è stata “lavorata” in Umbria sarà trasferita a Roma».
Salva l’autonomia Bracco tira in ballo anche il rapporto con il ministro Dario Franceschini sostenendo che la salvaguardia dell’autonomia regionale è stata possibile «anche grazie all’interlocuzione costante e pressante che la Regione ha avuto in queste ultime settimane con il ministro». «È prevalso insomma il criterio di tenere intatto il rapporto diretto tra Regioni e Ministero attraverso le sedi regionali. L’Umbria, continua la nota dell’assessorato regionale alla cultura, in questo modo salva la sua autonomia, anche nella sua dimensione territoriale, anche perché è tra le più significative dal punto di vista del paesaggio, delle iniziative e del patrimonio culturale». Nei giorni scorsi in un’intervista il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni aveva spiegato che a suo avviso non si tratta di un declassamento bensì di una «riorganizzazione che spero non incida proprio nulla» nell’operatività della macchina. Parole, secondo Bracco, «correttissime e condivisibili».
La polemica Sulla vicenda è intervenuto anche il candidato sindaco di Perugia Urbano Barelli sostenendo che «nell’assoluto silenzio della presidente Marini e del sindaco del capoluogo Boccali dopo il declassamento della Direzione regionale dei beni culturali i rischi di accorpamento o di cancellazione della stessa Regione Umbria si fanno più concreti». «L’Umbria e Perugia – scrive il candidato di “Perugia rinasce” e “CreA Perugia” – rischiano di perdere la piena funzionalità della Direzione regionale e di vedere trasferite a Roma le relative attività e pratiche amministrative che oggi si fanno a Perugia in Piazza IV Novembre. Un grave colpo per la città, per il suo patrimonio culturale e per il suo prestigio. Gravissimo è che ciò accada in un momento delicato che vede Perugia candidata a Capitale europea della cultura per il 2019». Frasi secondo Bracco figlie della campagna elettorale, polemiche «palesemente infondate, oltreché sterili ed inutili» dettate «dall’ansia di conquistare qualche voto in più».
Twitter @DanieleBovi
