di Maurizio Troccoli
La comunità diocesana perugino-pievese, il 13 maggio pomeriggio, nel giorno del 30° anniversario dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro, celebra l’Eucaristia di ringraziamento per la beatificazione di Karol Wojtyla davanti al monumento in marmo bianco di Carrara raffigurante il Santo Padre sofferente sorretto dalla Beata Vergine Maria, situato nel piazzale “Gambuli” dell’Ospedale di Santa Maria della Misericordia in Perugia. La S. Messa è presieduta dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ed il primo suo pensiero e saluto va ai malati presenti e a quelli che dalle loro stanze di ricovero si uniscono con la preghiera a questa celebrazione.
La bella notizia L’arcivescovo, nella sua omelia, parla di «una felice circostanza ci ha riuniti qui stasera. Il papa Giovanni Paolo II, che tutti abbiamo visto pellegrino per le strade del mondo, col quale abbiamo gioito e sofferto al vederlo su di una sedia a rotelle, che abbiamo ammirato e amato, è stato proclamato “Beato”. Ciò vuol dire che la comunità dei credenti, con la certificazione della gerarchia ecclesiastica e l’aiuto divino, ritiene che quest’uomo sia ormai presso Dio e, dinanzi al Padre delle Misericordie, è in grado di intercedere per noi, che possiamo invocarlo e onorarlo come si conviene a quanti hanno raggiunto la piena beatitudine. E noi, qui, stasera, pronunciamo con tutta la gioia del nostro cuore il Te Deum di ringraziamento. “Santo subito”, avevamo invocato il giorno dei suoi funerali, e così è stato! Sia benedetto Dio che ha voluto glorificare il suo servo Karol Wojtyla, figlio della martoriata terra di Polonia, ma anche figlio della nostra Italia, paese che ha amato e visitato, pellegrino di pace di concordia».
Un gigante della fede «“È stato un gigante della fede”, ha proclamato Benedetto XVI nel giorno della beatificazione – ricorda mons. Bassetti –. In un certo senso, ha cambiato la storia della chiesa, che, alla fine degli anni Settanta, sembrava muoversi incontrando difficoltà e antinomie apparentemente insormontabili; ha cambiato la storia del mondo, che appariva condannato ad una perpetua “guerra fredda” tra opposte concezioni ideologiche. Ha ridato alla Chiesa e all’umanità intera la speranza di una vita e di un mondo che può rinnovarsi. Ha testimoniato la sua fede in Cristo senza tentennamenti, senza compromessi. Ha ricordato alle società opulente il primato dell’amore universale e il dovere di un’equa distribuzione dei beni; si è fatto voce delle moltitudini affamate e oppresse del mondo per rivendicare diritti e dignità».
Una voce scomoda «È stato, possiamo dire con terminologia giornalistica, una “voce scomoda”», ha detto il vescovo: «Una voce che ha gridato nel deserto dei valori della società contemporanea. Una voce spesso inascoltata dai potenti, ma che ha dato forza agli umili. Hanno cercato di spezzare questa “voce” che turbava le coscienze. Proprio trent’anni fa, più o meno a quest’ora, fu colpito a morte in Piazza San Pietro. Sappiamo chi fu a sparare i proiettili, non sappiamo, forse non lo sapremo mai con precisione, chi fu ad armare quella mano. Con una metafora, possiamo dire che quella mano assassina fu mossa da forze oscure che volevano per la storia dell’umanità un corso diverso. Grazie a Dio quel progetto fallì. Giovanni Paolo II disse che fu la Beata Vergine di Fatima, la cui festa cade proprio oggi, 13 maggio, a salvargli la vita».
Nel giorno della Beata Vergine di Fatima la statua li ritrae insieme «E il monumento che qui ammiriamo -ha detto l’arcivescovo – rappresenta proprio questo: la Madonna tiene tra le sue braccia e solleva il papa ferito a morte. È una visione mistica, forse però è avvenuto proprio così. Una mano materna deviò quella pallottola mortale e il Papa fu salvo. L’attentato a Giovanni Paolo II è avvolto dal mistero: quel 13 maggio, le forze del male e del bene si scontrarono in un mirabile duello, ma la vita prevalse sulla morte. Appena rimessosi in salute, Wojtyla volle venire in Umbria, a Collevalenza, il 22 novembre 1981, per ringraziare Dio, Amore Misericordioso, di avergli salvato la vita. Sul sagrato del santuario, commuovendo le migliaia di persone presenti, disse: ““Misericordiae Domini, quia non sumus consumpti” (Lam 3,22); “è per la misericordia di Dio se sono ancora vivo”!».
Le visite a Perugia e ad Assisi «Giovanni Paolo II ha amato l’Umbria – evidenzia l’arcivescovo di Perugia –; vi è venuto in pellegrinaggio dodici volte: sei volte ad Assisi, pellegrino per la riconciliazione e la pace nel mondo. È stato anche a Perugia, proprio venticinque anni fa, il 26 ottobre 1986. Fu nella piazza grande e nella cattedrale di San Lorenzo, ove parlò alle varie componenti della nostra Chiesa ed indicò il sentiero di vita cristiana sul quale ancora oggi siamo incamminati. ‘La Chiesa perugina – disse – è chiamata ad evangelizzare il mondo dentro il quale si trova storicamente a vivere; dovrà affrontare con una evangelizzazione nuova le generazioni alle quali l’annuncio è destinato. Nuove sono, soprattutto, le moltitudini studentesche, alle prese con un universo culturale complesso e frastornante. Inconsueta è la condizione della famiglia che oggi, anche nella vostra terra, richiede una più forte e vigorosa proposta di salvezza’. E ai giovani radunati sulla piazza rivolse calorose parole d’affetto: ‘Allargate il cuore alle dimensioni del mondo. Perugia, città cosmopolita e dalle radicate tradizioni di umanesimo cristiano, Perugia esuberante di gioventù, ha la particolare vocazione di avvicinarsi ai lontani e di avvicinarli tra di loro. Alle porte di Assisi e in questa vigilia dell’incontro ecumenico di preghiera per la pace, io saluto Perugia come città di dialogo, di pace e di speranza, e la saluto in voi giovani, speranza del mondo e della Chiesa’.I cardini della missione – ha detto ancora – pastorale di papa Giovanni Paolo II sono stati proprio questi: la famiglia e i giovani. Essi dovevano essere i protagonisti della nuova evangelizzazione rivolta al mondo intero. I portatori di un nuovo umanesimo, radicato nella fede in Cristo, come valore per tutti gli uomini di buona volontà, per costruire un mondo migliore».
Lui totalmente immerso in Dio «Giovanni Paolo II ci ha invitati alla missione – ricorda mons. Bassetti – ad andare verso gli altri saldi e uniti nella fede, che scaturisce e si alimenta alla fonte della preghiera e del colloquio con Dio. Io ricordo sempre il Papa assorto nella contemplazione. Non era in estasi, ma era totalmente immerso in Dio. Anche in questo è stato un modello per tutti noi. Egli si è identificato con il Cristo pastore, con il Cristo orante e con il Cristo sofferente. Come il Signore Gesù si è fatto modello di vita, sia quando, pieno di vigore, viaggiava pellegrino per il mondo sia quando, ormai privo di forze, si stringeva al pastorale o si accasciava sulla sedia a rotelle, che per molti anni è stata la “cattedra” dalla quale ci ha insegnato ad amare e rispettare sempre la vita, anche quando questa ci mostra tutta la sua crudezza e la sua precarietà».
Il ringraziamento e la benedizione «Grazie, Papa Giovanni Paolo per l’esempio che ci hai dato – conclude il presule –, per l’amore che ci hai portato. Grazie per la tua fede e la tua testimonianza. Benedici dal cielo questo grande Ospedale, ove tanta gente, ogni giorno, cerca sollievo alla sofferenza. Benedici la città di Perugia e benedici la terra umbra che hai portato sempre nel cuore. Benedici tutti noi Santo Padre! Amen».
Il monumento Il monumento dedicato a Papa Giovanni Paolo II presso l’Ospedale di Santa Maria della Misericordia in Perugia è stato inaugurato il 14 giugno 2009, solennità del Corpus Domini, alla presenza della massime autorità civili e religiose e dei rappresentanti del mondo sanitario ed accademico del capoluogo umbro. Voluto dall’allora arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti, il monumento, un gruppo scultoreo in marmo bianco di Carrara, raffigura la Beata Vergine Maria che sorregge il Santo Padre ferito nell’attentato del 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro. È noto che Giovanni Paolo II ha sempre attribuito la sua salvezza all’intervento di una “mano materna”. L’idea è venuta da un piccolo modello, raffigurante appunto il papa ferito e sorretto dalla Vergine, prodotto e donato a mons. Chiaretti dalle monache di Camporeggiano (Gubbio). Lo scultore Simone Filosi ha riprodotto in grande scala tale modello. Il gruppo scultoreo è alto più di 3 metri e poggia su un basamento rivestito in marmo rosa, alto 2 metri. Non è stata casuale la scelta del luogo dove collocare il monumento se si pensa alle parole pronunciate dallo stesso Giovanni Paolo II durante la sua visita a Perugia, il 26 ottobre di 25 anni fa: «Per quanto una creatura umana sia limitata, sofferente, dimenticata, la preghiera mantiene vivo e reale il legame con l’Altissimo, che ama come un Padre ogni persona creata “a sua immagine e somiglianza” e continua a estendere su tutti la sua bontà e la sua misericordia».

