di Daniele Bovi
La battaglia in atto da settimane tra le istituzioni locali e i vertici della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici dell’Umbria ha raggiunto il suo apice. «Al governo e al ministro Dario Franceschini – ha detto venerdì la presidente Catiuscia Marini nel corso di una conferenza stampa convocata nella sede regionale dell’Anci – chiedo la collocazione ad altro incarico del soprintendente Stefano Gizzi per i danni che sta creando». Accanto a lei il presidente di Anci Francesco De Rebotti, i rappresentanti delle reti delle professioni e molti sindaci come quello di Spoleto (Fabrizio Cardarelli), Bastia (Stefano Ansideri), Marsciano (Alfio Todini), Gubbio (Filippo Stirati), Terni (Leopoldo Di Girolamo) e Assisi (presente il prosindaco Antonio Lunghi).
Il dossier I motivi del contendere sono contenuti in una trentina di pagine, presentate venerdì, che contengono «tutte le opere – ha detto Marini – che il soprintendente sta bloccando. C’è uno stallo pressoché totale di tutta una serie di procedimenti amministrativi di rilascio di autorizzazioni e pareri in materia paesaggistica e su beni vincolati, anche in relazione a progetti di opere pubbliche che erano stati precedentemente autorizzati». In tutto «più di 120 milioni di euro per opere già finanziate. Soldi che – ha aggiunto la presidente – essendo sottoposti a rendicontazione rischiamo definitivamente di perdere». Un dossier, spedito alla presidenza del Consiglio e al ministro dei Beni culturali, che rappresenta «non un ipotetico mal di pancia bensì un documento puntuale. Da parte di Gizzi c’è stata una modalità anomala nell’esprimere i pareri».
Toni duri La presidente nel descrivere la situazione usa toni molto duri e, riferendosi all’atteggiamento di Gizzi parla di «danni gravissimi che modalità anomale di interruzione dei procedimenti rischiano di causare, e in molti casi stanno già causando, all’Umbria, alla sua economia, ai suoi comuni e a molte imprese private». L’atteggiamento di chiusura, secondo la presidente e i sindaci, è totale dato che alcuni primi cittadini nonostante avessero chiesto un incontro con il soprintendente, «non sono stati neppure ricevuti. Ricordo – osserva Marini – che la legge prevede la collaborazione tra le istituzioni e il soprintendente è un funzionario dello Stato». Un funzionario dal quale sono arrivate «non soluzioni idonee o legittime prescrizioni ma ostacoli».
Umbria virtuosa Il tutto in una regione, l’Umbria, dove c’è sempre stata piena e leale collaborazione tra il sistema delle istituzioni locali e le Soprintendenze ai beni culturali, ambientali, paesaggistici, archeologici. Qui la ‘tutela’ è sempre stato un valore, e in questa regione il fenomeno dell’abusivismo non raggiunge che il 6 per mille, tra i più bassi di tutta l’Italia». Ai parlamentari (in sala era presente la senatrice Valeria Cardinali) la presidente chiede di farsi carico del dossier e di mettere in campo «un’azione politica. In ballo c’è anche la vita di imprese, lavoratori e professionisti, in anni di crisi pesantemente danneggiati».
I casi Il documento vergato dall’Anci mette insieme parecchi casi, che vanno dalla ricostruzione di Spina («decine di famiglie sono fuori casa dal 2009 dopo un percorso costruito con il governo») alla fontana di piazza Tacito, a Terni, da Gubbio ad Assisi fino ai dehors di Spoleto e allo svincolo di Scopoli, per il quale «è stata bloccata una soluzione tecnica condivisa». I sindaci, così come il rappresentante della rete delle professioni che ha parlato di «criteri personalistici e inaccettabili», hanno usato contro Gizzi toni altrettanto duri. Quello di Terni vede una «anomalia disfunzionale del sistema Paese. Nel rapporto con le Soprintendenze c’è totale arbitrarietà e una sottomissione agli umori di chi esercita quelle funzioni. Spesso si ascoltano pezzi di popolazione e non i sindaci che rappresentano la collettività. Oggi abbiamo aperto un conflitto e il sistema deve cambiare».
I sindaci Todini invece sostiene, a proposito di Marsciano, che l’atteggiamento di Gizzi è «immotivato e inspiegabile. Spesso vedo dispetti, affermazione del proprio ego e del proprio potere. Siamo partiti con un parere favorevole, poi cambia il soprintendente e cambia il parere. Sono decisioni burocratiche, irresponsabili e la nostra è una reazione all’altezza del danno che viene fatto». Il dito contro le contraddizioni lo punta anche Stirati: «Qui – ha detto – non stiamo dando l’assalto alla diligenza o difendendo posizioni retrograde, bensì si contraddicono pareri dati prima dalla stessa Soprintendenza o dal Ministero». Spostando l’attenzione su Perugia, Marini vede il rischio che vengano bloccare opere come la ristrutturazione di San Francesco e la realizzazione della nuova biblioteca degli Arconi. «Se poi – dice – penso ad altre come Turreno e Mercato coperto siamo preoccupati».
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