di Daniele Bovi
«Chi amministra una città la deve amare come se fosse una persona, che è unica e irripetibile». Cita Giorgio La Pira, in ‘sindaco santo’ di Firenze, il vescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, da poco nominato cardinale da papa Francesco che sabato ha incontrato i giornalisti in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono della categoria. Una citazione per parlare a chi, alla fine di maggio, si candida a governare i 65 comuni dell’Umbria: «L’obiettivo principale – ha detto – deve essere quello, e soltando quello, del bene comune. Altrimenti la nostra società, già in profonda crisi, rischia seriamente di andare a rotoli». Il discorso di Bassetti è più ampio e contiene anche un «mea culpa» per quanto non fatto dalla Chiesa: «Non possiamo accontentarci che i ragazzi stiano bene insieme, serve la formazione e sotto questo profilo, quello della preparazione dell’impegno in politica, anche la Chiesa deve fare il proprio mea culpa. La pastorale giovanile non si deve accontentare: serve fare di più per preparare le persone anche ad un loro eventuale impegno nella cosa pubblica». Persone, «che mancano», e che dovrebbero avere come punto di riferimento la dottrina sociale della Chiesa.
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L’ANNUNCIO DEL PAPA
La sferzata Quella di sabato è stata anche l’occasione per dare una sferzata anche al mondo economico. Prendendo la parola don Elio Bromuri, direttore del settimanale cattolico La Voce che compie 60 anni, ha detto che «ci sono tanti imprenditori e tanta gente che ha soldi in banca mentre potrebbe creare posti di lavoro». In generale don Bromuri parla di un sistema troppo «schiacciato sull’attesa che arrivi qualcosa dal pubblico». Bassetti è poi tornato a parlare anche della sua recente nomina a cardinale, un «imprevisto annuncio e, come scritto nella lapidaria lettera del Papa, non si tratta di un onore, di una promozione o di un privilegio, bensì di un servizio ancora più grande alla diocesi e alla chiesa. Dovrò spendermi molto di più». Il concistoro con cui Bassetti verrà ufficialmente imporporato si terrà il 22 febbraio e l’arcivescovo di Perugia e Città della Pieve ci scherza su: «La gente mi ferma per strada e mi dice “ciao cardinale”, ma attenzione – scherza – che se muore il Papa io non sono un bel nulla».
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Prima visita in carcere Così come fatto nel giorno in cui la notizia è arrivata, Bassetti ha ribadito che la nomina di Papa Francesco «è legata a Perugia, ad Assisi e all’Umbria. Lui è rimasto molto toccato da questa piccola regione». I prossimi mesi, al di là dei nuovi impegni legati alla porpora, saranno intensi per il neo-cardinale, che ha in programma una visita pastorale che toccherà tutta la diocesi e iniziata, nei giorni scorsi, con la visita agli operai della Trafomec che vivono mesi difficilissimi. La prima visita da cardinale però sarà nel carcere di Capanne e rappresenta una scelta precisa che parte «da una considerazione umanitaria. Ogni giorno – ha detto – chiunque vuole può avvicinarmi ed incontrarmi ma i carcerati no perché sono privi della libertà. Bisogna allora che vada io ad ascoltarli, per stabilire un rapporto umano». Dal suo punto di vista la situazione del carcere perugino è «meno preoccupante di altre, si tratta di un ambiente sano ma che soffre per una carenza di fondi. So a proposito che l’impegno delle varie associazioni di volontariato, a partire dalla Caritas, è intenso e quotidiano».
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Il caso Gatti Da ultimo, rispondendo a una domanda dei giornalisti, l’arcivescovo ha spiegato che non nominerà un vicario («don Paolo Giulietti è giovane e ha le spalle molto ampie»), e che la dolorosa vicenda di don Lucio Gatti, che recentemente ha patteggiato due anni per abusi sessuali, è stata affrontata da parte dell’arcivescovado «con verità, giustizia e carità», oltre che con un’indagine interna.
Twitter @DanieleBovi
