di F.T.
Il messaggio lo ha lanciato il prefetto Gianfelice Bellesini durante l’incontro convocato per tracciare un bilancio sulla sicurezza a Terni: «A Baschi e Giove ci sono due caserme dei carabinieri ‘stoppate’ da problemi burocratici e che attendono solo di essere inaugurate. I sindaci si sono offerti di integrare le spese di affitto ma gli è stato detto: ‘no, non potete farlo’. Tutto ciò è incredibile e deve trovare una soluzione».
Disponibilità E in effetti le cose stanno proprio così. Fra i vari tagli imposti dalla prima spending review, quella del 2012, c’era anche il ‘meno 15%’ ai costi di affitto delle caserme. Sia a Baschi che a Giove – ma la questione interessa anche altri comuni in Umbria – i sindaci si sono offerti di integrare la spesa pur di garantire l’operatività dei militari in strutture nuove o comunque accoglienti. Uno sforzo «per mantenere un presidio fondamentale per i cittadini», lo definiscono.
Lo stop Purtroppo per loro lo scorso 27 maggio la ‘sezione autonomie’ della corte dei conti ha imposto il suo ‘niet’: i comuni non possono contribuire agli affitti delle caserme, «anche in considerazione – scrivono i giudici – del carattere non episodico della contribuzione, che deve presumersi possa interessare la gestione del bilancio dell’ente ben oltre l’esercizio in corso e che, pertanto, mal si attaglia alla natura transitoria degli accordi in questione, la cui durata in generale è annuale».
Baschi La caserma attuale è fatiscente e sotto sfratto. Da qui l’esigenza di individuarne un’altra. Per facilitare l’operazione, il comune ha messo sul piatto oltre 30 mila euro ‘una tantum’ per i lavori di adeguamento della nuova sede e un contributo pari a 9 mila euro per sostenere una parte delle spese di affitto. Poi è arrivata la doccia fredda. «Il nostro territorio – spiega il sindaco Anacleto Bernardini – si estende per 70 chilometri quadrati, conta nove frazioni e comprende anche l’autostrada: per questo abbiamo bisogno di un presidio efficiente. Contribuire alla sicurezza del territorio equivale a causare un ‘danno erariale’? Vedete un po’ voi…». Il comune, di concerto con il prefetto, sta studiando le possibili soluzioni: «Non è escluso – dice Bernardini – che si decida di ‘forzare’ la mano pur di risolvere il problema. Vedremo. Intanto ringrazio il prefetto e il sottosegretario Bocci che si stanno impegnando direttamente».
A Giove la questione sembra aver preso una piega leggermente migliore: la nuova caserma, iniziata nel 2010, è finalmente pronta. Anche in questo caso, dopo la spending review, il comune aveva messo sul piatto circa 3 mila euro l’anno per consentire ai militari di chiudere il contratto di affitto della nuova sede. Anche qui, però, la corte dei conti ha fermato tutto sul nascere. A salvare capra e cavoli ci ha pensato il cambio di proprietà dello stabile destinato a caserma, con relativa riduzione degli affitti: «Con il nuovo accordo – spiega il sindaco Alvaro Parca – il comune non è più chiamato a contribuire direttamente e almeno questo problema è stato risolto. Ora non resta che inaugurare un comando che è novo di zecca. So che la questione è legata alla chiusura alcuni presìdi in Umbria, non veri e propri comandi». La tempistica, insomma, sarebbe legata solo alle esigenze dell’Arma: «Quello che posso dire – osserva il sindaco – è che la sede è nuova, funzionale, una delle poche ultimate in Umbria. Sarebbe un vero peccato lasciarla vuota troppo a lungo…».
