Un ex assessore della giunta di Donatella Tesei finisce sotto accusa per «pressioni indebite e inopportune» nei confronti dell’Aur, l’Agenzia Umbria ricerche. Alessandro Campi, giunto al termine del suo mandato come amministratore unico dell’Aur, ha denunciato pubblicamente lunedì il tentativo di interferenza subito, precisando di aver respinto ogni richiesta volta a condizionare il lavoro dell’Agenzia. Campi ne ha parlato in un messaggio di saluto dato che il suo mandato è arrivato a scadenza (al suo posto si parla del professor Luca Diotallevi).
Pressioni Nel saluto Campi riconosce a Tesei di aver sempre dimostrato correttezza, «senza mai chiedere nulla». «Non così si è comportato qualche assessore, uno solo in realtà, che avrebbe voluto un’Agenzia più fiancheggiatrice del lavoro della giunta», ha dichiarato Campi, sottolineando l’importanza dell’autonomia scientifica dell’Aur. «Pressioni indebite e inopportune che senza indugi ho prontamente rispedite al mittente».
Un bilancio Nel bilancio della sua gestione, Campi ha rivendicato la riorganizzazione dell’Agenzia e il rilancio della sua attività di ricerca e analisi. Entrato in carica nel 2020 come commissario straordinario, ha poi assunto il ruolo di amministratore unico nel 2022, portando avanti un piano di razionalizzazione che ha incluso la riduzione dell’organico e il trasferimento della sede. Sotto la sua guida, ha ricordato Campi, l’Aur ha ripreso un ruolo centrale nel dibattito pubblico regionale, producendo analisi e studi ritenuti autorevoli. «Lo ha scritto l’Aur» è diventato sinonimo di garanzia, ha affermato Campi, rivendicando il valore dell’approccio rigoroso e neutrale dell’Agenzia.
Strumentalità Il mandato di Campi si conclude all’insegna di un principio che ha voluto ribadire con fermezza: l’Aur – sostiene – è un ente strumentale della Regione, ma non uno strumento della politica. Ha auspicato che il suo successore mantenga lo stesso livello di indipendenza e che la nuova amministrazione continui a valorizzare l’attività dell’Agenzia. Nel suo saluto finale, il professore sottolinea la soddisfazione per i risultati raggiunti, attribuendo il merito in gran parte alla squadra di ricercatori e tecnici con cui ha lavorato.
Il ricambio Alla fine anche un accenno al ricambio che arriva con la nuova giunta: «Chi vince – scrive – deve poter lavorare con le persone di cui si fida. Se sbaglia nello sceglierle, preferendo la lealtà di partito o personale alla competenza e autonomia individuale, prima o poi ne risponderà. Aggiungo che il mio incarico all’Aaur sarebbe finito anche se avesse vinto il centrodestra. Mi hanno raccontato che nella furia spartitoria preelettorale era già stato individuato il mio successore, uno considerato evidentemente più organico e malleabile del sottoscritto. Peccato che il centrodestra si sia dimenticato nel frattempo di vincere le elezioni».
