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lunedì 6 febbraio - Aggiornato alle 06:25

Aumentano i ricoveri a Natale. Allarme: «Sanitari trasferiti in reparti covid. Regione impreparata»

«Non si rinnovano neppure i contratti in scadenza. Questa non è programmazione sanitaria»

©Fabrizio Troccoli

Nessun decesso, ma posti occupati negli ospedali in aumento. E’ quanto emerge dall’ultimo bollettino della regione Umbria sugli aggiornamenti alla pandemia.

Bollettino Nel giorno di Natale, l’Umbria ha il 18% dei posti letti in più occupati per patologie legate al covid. Si tratta, prevalentemente, di reparti generali covid dove si contano 91 ricoverati, 14 in più del giorno prima. Mentre nelle terapie intensive risulta occupato un posto letto in più. Sono 348 i nuovi positivi nelle ultime 24 ore mentre gli attualmente positivi salgono a 7.621, 213 in più. Frenano i tamponi nel giorno di Natale quando ne sono stati analizzati 878 molecolari e 2.210 antigenici, con un tasso di incisività dell’11,2 percento.

Intanto il segretario generale della Uil Umbria Maurizio Molinarilancia l’allarme: «Dagli ospedali e dai territori ci giunge il grido d’allarme dei lavoratori della sanità e dei cittadini. I primi ci segnalano che per riaprire i reparti Covid le aziende trasferiscono gli operatori dai reparti dove si dovrebbero svolgere le attività ordinarie, a dimostrazione che ancora una volta la coperta è corta. Il tutto con le aziende sanitarie che, paradossalmente, non solo non assumono più personale, ma neppure rinnovano i contratti in scadenza. Non può essere questa la programmazione regionale ed aziendale di fronte ad un’emergenza che va ormai avanti da quasi tre anni».

Disagi tra i cittadini «Assistiamo poi increduli – continua il sindacalista – a file infinite e disumane per effettuare tamponi e a ritardi sulle vaccinazioni. Questo è per noi inaccettabile. È assolutamente necessario un potenziamento delle attività di tracciamento e il potenziamento della medicina territoriale per evitare l’ospedalizzazione. Come sindacato dei cittadini non possiamo accettare il rischio che vengano bloccate o rallentate nuovamente le attività sanitarie ordinarie, poiché non si muore di solo Covid, né consentire che si sprema ulteriormente, con carichi di lavoro disumani, chi da tempo, ormai, lotta in prima linea. Non vogliamo neppure ipotizzare che per l’ennesima volta, di fronte ad una nuova ondata, Regione e aziende vogliano farsi cogliere del tutto impreparate, scaricando sui cittadini e sui lavoratori scelte politiche e gestionali sbagliate»

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