«Il custode ha convocato tutte le famiglie francescane presenti ad Assisi, si è vissuto un momento di preghiera e ci si è recati in pellegrinaggio nella cripta di san Francesco. E’ stato come rivedere la scelta della nostra vita, come rivedere il papà che ci attendeva per incoraggiarci nel cammino, per andare avanti». Il direttore della Rivista San Francesco di Assisi, padre Enzo Fortunato, ha raccontato così alla tv della Conferenza episcopale italiana, Tv2000, alcuni momenti della ricognizione dei resti mortali di San Francesco d’Assisi (il 4 ottobre ci saranno le cerimonie per il santo patrono d’Italia), avvenuta in gran segreto lo scorso 25 marzo e di cui ha parlato domenica La Repubblica. «E’ stato un silenzio molto forte che ha accompagnato questi momenti», ha detto padre Fortunato a Tv2000, che ha diffuso un video della ricognizione. «Il custode – ha aggiunto – in una riunione solenne ci ha comunicato che era arrivato il tempo per verificare le condizioni del corpo di san Francesco». Il tutto «doveva avvenire tutto in gran segreto per non creare clamore».

IL VIDEO DELLA RICOGNIZIONE

La ricognizione Alla ricognizione, insieme a Padre Mauro Gambetti, custode del Sacro convento di Assisi, ha preso parte un unico laico, ovvero il professor Nicolò Valentino Miani, il medico che ha guidato le tre ricognizioni del 1978, 1994 e l’ultima del 25 marzo scorso, che ha constatato che negli ultimi 37 anni non vi sono stati cambiamenti di rilievo e che il corpo è in buona conservazione. All’interno del Convento di Assisi Tv2000 ha incontrato padre Vladimiro Penev, 89enne arrivato ad Assisi dall’Ungheria nel 1938 e che ha assistito all’ultima e alla prima ricognizione del 1978. «Purtroppo del corpo del santo – ha rivelato padre Vladimiro – era rimasta allora soltanto la cenere, le ossa erano dentro la cassa. A quei tempi hanno raccolto tutta la cenere che era dentro la cassa e l’hanno messa in un’ampolla. Ricordo che in quei tempi c’erano gli esercizi spirituali, vi erano tanti frati cappuccini, padri francescani dell’Osservanza e con grande commozione».

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