di Vincenzo Diocleziano
Il governo rilancia la sfida per le aree interne: territori fragili, spesso dimenticati, dove l’accesso ai servizi essenziali è un percorso ad ostacoli. Il nuovo “Piano strategico nazionale delle aree interne”, recentemente approvato dalla cabina di regia di Palazzo Chigi, punta a invertire la rotta attraverso interventi mirati su sanità, trasporti e scuola. Le risorse in campo: 172 milioni di euro per 43 nuove aree, che si aggiungono alle 70 già individuate nella precedente programmazione. Come altri territori anche l’Umbria si trova ad affrontare questa sfida.
Il quadro umbro L’Umbria si trova al centro di una sfida cruciale: invertire la tendenza allo spopolamento che da oltre un decennio colpisce le sue aree interne. Dal 2014, la regione ha perso circa 40.000 residenti, un calo paragonabile alla scomparsa di un centro urbano di medie dimensioni come Città di Castello o Spoleto. Al primo gennaio 2024, la popolazione umbra si attestava a 854.378 unità, segnando una diminuzione di 2.029 residenti rispetto all’anno precedente . Questo calo è attribuibile principalmente alla dinamica naturale negativa: le nascite sono inferiori ai decessi, con un saldo naturale di -5.971 unità. Nonostante un saldo migratorio positivo (+3.942 unità), grazie soprattutto all’immigrazione dall’estero, la popolazione continua a diminuire. L’invecchiamento della popolazione è un altro aspetto critico: al primo gennaio 2024, l’indice di vecchiaia dell’Umbria era di 238,3 anziani ogni 100 giovani, superiore alla media nazionale.
Territori in difficoltà Le aree interne dell’Umbria, come la Valnerina, il Nord-Est (Gubbio, Gualdo Tadino) e il Sud-Ovest Orvietano, sono tra le più colpite dal declino demografico. Molti comuni di piccole dimensioni hanno subito una significativa perdita di popolazione: tra il 2009 e il 2023, un quarto dei comuni umbri è sceso sotto i 1.500 residenti, e la metà ha meno di 2.800 abitanti. Questa frammentazione demografica rende difficile garantire servizi essenziali come sanità, istruzione e trasporti, compromettendo la qualità della vita e l’attrattività di questi territori.
I fondi La Regione Umbria ha stanziato circa 52 milioni di euro per le aree interne, ripartiti tra diverse zone. In particolare, l’area interna sud ovest orvietano ha ricevuto circa 10 milioni di euro. Altri fondi sono stati destinati al nord est Umbria circa 9,4 milioni di euro, alla Valnerina circa 9,5 milioni di euro, 12 milioni di euro all’unione Comuni Trasimeno e oltre 11,7 milioni di euro all’Area interna del Tuderte.
Interventi I progetti finanziati mirano a migliorare l’accesso ai servizi essenziali, promuovere lo sviluppo economico locale e valorizzare il patrimonio culturale e naturale. Si va dal miglioramento della rete di trasporto locale alla digitalizzazione dei servizi sanitari, dalla riqualificazione degli edifici scolastici allo sviluppo di nuove reti culturali e turistiche. Particolare attenzione è rivolta alla sanità territoriale, con il rafforzamento delle case della comunità, della telemedicina e l’introduzione della figura dell’infermiere di famiglia. Si tratta di servizi cruciali per garantire assistenza nei comuni più isolati, dove l’età media della popolazione è elevata e l’accesso agli ospedali richiede spostamenti lunghi e complessi.
Altre proposte Oltre agli investimenti infrastrutturali, emergono altre proposte per incentivare la residenza nelle aree interne. Il Movimento 5 Stelle ha proposto l’introduzione di un “reddito di residenza attiva”, sul modello del Molise, che prevede un sostegno economico a chi decide di trasferirsi e avviare un’attività in questi territori Parallelamente, la Regione Umbria ha avviato una fase di ascolto con i rappresentanti dei piccoli comuni per sviluppare strategie mirate alla rigenerazione urbana, al sostegno delle attività commerciali locali e al miglioramento dei servizi alla persona.
L’Umbria si trova di fronte a una sfida complessa ma non insormontabile. Attraverso una combinazione di investimenti mirati, politiche innovative e un forte coinvolgimento delle comunità locali, è possibile invertire la tendenza allo spopolamento e rilanciare le aree interne come luoghi vitali e attrattivi per le future generazioni.
