Un ristorante a Perugia (©Fabrizio Troccoli)

di Giorgia Olivieri

Dopo il giro di boa del primo maggio la clientela di varie attività commerciali ha potuto salutare l’obbligo di mascherina e green pass. Alcuni, comunque, decidono ancora di indossare il dispositivo di sicurezza, anche perché è opinione condivisa tra i gestori che regni l’incertezza delle norme. Per i lavoratori privati invece, da mercoledì 4 maggio il governo ha prorogato l’obbligo di indossare la mascherina nelle situazioni a rischio, come ad esempio negli spazi condivisi.

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L’incertezza Secondo le testimonianze raccolte da Umbria24, nonostante le nuove regole, non tutti i clienti sono pronti a dire addio alla mascherina. Alcuni gestori testimoniano di aver notato come i clienti non abbiano ancora chiare le nuove misure e non sappiano effettivamente dove l’obbligo di mascherina sia caduto o meno. Se per molti il gesto di indossare il dispositivo è una scelta, per altri è una precauzione legata alla confusione, «alcuni clienti entrano indossandola, ma poi la tolgono quando si rendono conto che non è obbligatoria», spiega Sabrina Diotallevi del Caffè Arco. In linea generale, poi, gli esercenti hanno attestato un alto grado di consapevolezza del rischio nella clientela n situazioni di affollamento, tant’è che la mascherina è ancora ben salda ai volti di molti. Come sostiene Antonio Brizioli, di Edicola 518, «è bello che siano rispettate tutte le sensibilità, che quindi chi si sente più sicuro indossando il dispositivo lo tenga, ma che siano rispettate anche le esigenze di libertà di chi è stanco della mascherina».

Gli obblighi Diversa, invece, la situazione dei lavoratori di queste attività private, il cui obbligo legato alla mascherina in situazioni di affollamento in cui non è garantita la distanza interpersonale è stato prorogato fino a fine giugno. Non tutti i gestori però storcono il naso come testimoniano sia i dipendenti del Caffè dal Perugino che Marco Rossetti, proprietario di Alphaville, che considerano la mascherina una garanzia per il lavoratore, dal momento che «avvicinandosi a molte persone è più esposto al rischio». Per quanto riguarda il green pass invece, è opinione condivisa tra i gestori che l’addio abbia facilitato il lavoro, anche se ancora molti tra i clienti accedono alle attività con la certificazione pronta per il controllo, che però non è più parte della routine.

Realtà isolate Una situazione singolare è legata ai luoghi dello spettacolo che per lungo tempo sono stati accomunati dallo stesso tipo di regole. Se musei e teatri hanno cessato dal primo aprile di richiedere il green pass e dal primo maggio la mascherina, ai cinema è toccata una sorte diversa, qui infatti è ancora necessario indossare il dispositivo ffp2. La motivazione di questa distinzione sarebbe legata a una diversa percezione di questi luoghi, ma non tutti i gestori sono d’accordo, i lavoratori dei cinema, infatti, evidenziano il «paradosso» che si cela dietro questa decisione. Come hanno affermato Riccardo Bizzarri del Cinema Zenith e Mirco Gatti di CineGatti, «il cinema è forse il luogo più sicuro in cui stare, perché non si parla, non ci si muove e si può rimanere distanziati, queste regole non fanno che allontanare gli spettatori dalla sala, in uno stato di crisi già generalizzata e aggravata dall’utilizzo delle piattaforme di streaming».

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