Terni è tra i nove penitenziari nei quali si sono verificati almeno tre suicidi tra il 2024 e il 2025. Ad oggi, 10 settembre, da inizio 2025 si contano 61 suicidi in cella in tutta Italia. Il tasso dei gesti estremi dietro le sbarre nel 2021 era pari a 10,6 ogni 10.000 persone detenute, ossia 18 volte più grande del fenomeno suicidario in libertà. La Camera Penale di Terni ha aderito alla iniziativa ‘Ristretti in Agosto’, proposta dall’Osservatorio carcere dell’Unione delle Camere penali italiane. Proprio nella giornata di mercoledì in programma una visita all’istituto penitenziario di Sabbione, già gravato da drammatiche condizioni di vita dei detenuti, come denunciato da più parti e a più riprese.
Istituto penitenziario di Sabbione «La visita – spiegano gli aderenti – ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni politiche, il mondo dell’informazione e la Magistratura sull’importanza di garantire il rispetto della legalità costituzionale nelle strutture carcerarie e la tutela della dignità dei detenuti. Nel corso dell’iniziativa, condotta dai membri del consiglio direttivo della Camera penale di Terni insieme ad esponenti della Associazione Nessuno Tocchi Caino e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Terni, i partecipanti avranno l’opportunità di visitare la casa circondariale di Terni per una diretta osservazione delle condizioni in cui i detenuti sono costretti a vivere, sollecitando azioni concrete per il miglioramento delle strutture carcerarie e il rispetto dei diritti umani fondamentali. Hanno raccolto l’invito del consiglio direttivo della Camera Penale, tra gli altri, i consiglieri regionali Matteo Giambartolomei, Eleonora Pace, Laura Pernazza, Maria Grazia Proietti, Andrea Romizi, Stefano Lisci, i consiglieri comunali Marco Celestino Cecconi, Marco Iapadre, Agnese Passoni e Mirko Presciuttini. La Presidente dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi, il Vice Presidente della Regione Umbria Tommaso Bori e l’Assessore al welfare del Comune di Terni Viviana Altamura hanno mandato un attestato di solidarietà per l’iniziativa dichiarando di non poter presenziare».
Camera penale di Terni Purtroppo – questa la riflessione alla base dell’iniziativa – non si arrestano né le agitazioni, né i disordini dovuti alle condizioni di persistente disagio e alla carenza strutturale di personale e di assistenza sanitaria e psichiatrica, così come non rallentano né la drammatica scia dei suicidi, né il costante aumento del sovraffollamento. Confrontando l’ultimo dato disponibile relativo alla popolazione detenuta (tasso di suicidi pari a 14,8 nel 2024) con il più recente relativo alla popolazione libera (tasso di suicidi pari a 0,59 nel 2021) vediamo come oggi in carcere ci si tolga la vita ben 25 volte in più rispetto alla società esterna.
Carceri italiane «Nell’ottica della finalità rieducativa della pena – argomentano gli avvocati – appare evidente come nessun progetto di risocializzazione possa essere credibilmente perseguito se non si rispetta il canone di umanità: un canone dal quale sono profondamente distanti le condizioni attuali delle carceri italiane, con un tasso di sovraffollamento medio ufficiale che supera il 120%, ma che in realtà ha ormai raggiunto e superato il 130%, come a Terni. E la conferma più drammatica di queste condizioni inumane viene proprio dalla emergenza dei suicidi, il 90% dei quali, non a caso, è occorsa in penitenziari sovraffollati.Il principio di umanità delle pene è un valore primordiale per la civiltà del diritto, prioritario e pregiudiziale rispetto a tutti gli altri principi: lo Stato non può mai rispondere al crimine replicando alla violenza con la violenza e non deve mai ‘abbassarsi’ al livello del reo, anche dell’autore del crimine più spregevole e efferato. In questo consiste la differenza qualitativa tra ‘pena’ e ‘vendetta’: una differenza fondamentale nel percorso di civilizzazione della giustizia penale, di cui lo Stato deve essere appunto il primo custode».
Sovraffollamento e altre criticità «Se – proseguono – è vero, come sosteneva Voltaire, nel diciottesimo secolo, che “il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri” è riduttivo e persino illusorio pensare che questo problema possa risolversi solo costruendo nuove carceri, bisogna adottare misure strutturali di intervento a monte, quali la riduzione sulla possibilità di applicare la misura custodiale anche e soprattutto per garantire il rispetto del principio del ‘minimo sacrificio necessario’ della libertà personale, tanto più decisivo al cospetto della presunzione di innocenza; ed ancora improntare serie riforme muovendo dal principio definito di ‘umanesimo penale’, in modo da rivedere tutto il sistema, provvedendo a una drastica riduzione dei reati, riformando il sistema delle pene in astratto, rivedendo i meccanismi di deflazione e commisurazione della pena in concreto, sino a riformare i diversi istituti penitenziari che attraversano la fase dell’esecuzione della pena».
Visita Durante la visita di mercoledì, guidata della direzione del carcere, sono state affrontate le principali criticità della struttura. A partire dai numeri. Su una disponibilità di 422 posti, i detenuti sono 577, di cui 401 italiani e 156 stranieri. Inoltre, nei mesi scorsi le presenze effettive avrebbero sfiorato anche le 650/670 unità. Critici anche i numeri dell’organico: sono previste in totale 240 unità ma con distacchi, trasferimenti e assenze giornaliere si arriva 120/140 effettivi e una forza reparto di circa 78 agenti. Altro tema toccato nel corso della mattinata è quello sanitario. E, più in particolare, il tema della tossicodipendenza. Proprio per questo tipo di detenuti è stata recentemente ridotta l’assistenza terapeutica e diminuita la presenza del medico e dello psichiatra del Serd. Tra le maggiori criticità infatti è stata evidenziata la scarsa disponibilità di medici, psicologi e psichiatri e quindi anche di visite, assistenza ed esami specialistici. Inoltre, a fronte di una percentuale di detenuti stranieri che sfiora il 40% non ci sarebbe nessun mediatore culturale. Infine, per quanto riguarda la formazione, sono 25 gli studenti universitari che studiano dal carcere.
