di Elle Biscarini

Non è una sequenza di anni eccezionali: la crisi idrica è ormai una tendenza strutturale. È questa la conclusione che emerge dal rapporto “Dati climatici e risorse idriche 2025” dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (Aubac), presentato oggi a Roma, che restituisce per l’Umbria un quadro di crisi idrica consolidata su più fronti.

Il dato più immediato è quello del lago Trasimeno, il più grande lago dell’Italia centro-meridionale: a novembre 2025 ha toccato il minimo storico delle misurazioni, con il livello a -1,70 metri rispetto alla media 1991-2020. Dal 2020 al 2025 lo specchio d’acqua ha perso complessivamente oltre un metro. Anche i corsi d’acqua soffrono la crisi idrica: il Topino a Nocera Scalo ha registrato nel 2025 una portata media di soli 0,25 metri cubi al secondo, con portata nulla ad agosto.

Dietro questi numeri c’è un meccanismo che il rapporto descrive con precisione. La quota di precipitazione che nel 2025 ha effettivamente raggiunto le falde sotterranee – misurata attraverso il modello Aquarium – è calata del 34 per cento rispetto alla media storica. Le temperature hanno aggravato il quadro: a giugno 2025 l’Umbria ha registrato un’anomalia termica di +4,8°C rispetto alla norma 1991-2020, il picco più alto dell’anno nel distretto, coinciso con il minimo pluviometrico stagionale. A pesare è anche il deficit nevoso: nel 2025 le precipitazioni nevose sull’intero distretto sono risultate inferiori alla media dell’81 per cento, secondo anno consecutivo di deficit grave dopo il – 83 per cento del 2024. La neve, storicamente principale serbatoio stagionale per le falde nei mesi estivi, viene sostituita da piogge che defluiscono rapidamente senza ricaricare il sistema.

L’Umbria si inserisce in un quadro distrettuale in evidente crisi: dal 2020 al 2025, in quasi tutti gli anni e in quasi tutte le regioni del distretto, le precipitazioni sono risultate inferiori alla media storica su un’area che comprende sette regioni, 901 comuni e circa nove milioni di abitanti. Il 2025 è il terzo anno in cui tutte le regioni del distretto registrano deficit simultanei, e il primo in cui quei deficit sono distribuiti in modo uniforme su tutto il territorio.

I mesi di gennaio e febbraio 2026 hanno portato infine un’inversione significativa: le precipitazioni in Umbria hanno segnato infatti un’anomalia del +146 per cento rispetto alla norma. La severità idrica distrettuale è pertanto oggi classificata come complessivamente bassa. Tuttavia, gli indici a 24 mesi restano negativi: il sistema acquifero profondo risponde con tempi che si misurano in anni, non in settimane. «Le piogge di inizio 2026 sono una buona notizia, ma non bastano a colmare anni di deficit – ha detto Marco Casini, segretario generale dell’Aubac – La siccità nel distretto non è più un fenomeno stagionale, ma una condizione strutturale che richiede una governance predittiva delle risorse idriche».

Per far fronte a quella che il rapporto definisce «nuova normalità climatica», il piano d’interventi 2024-2030 prevede per l’intero distretto delle regioni centrali, Umbria inclusa — investimenti per 8,46 miliardi di euro destinati a nuovi invasi, riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione e riuso delle acque reflue.

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