di Daniele Bovi

Sono circa 125 mila gli umbri che presentano comportamenti «a rischio» per quanto riguarda il consumo di alcol. Il dato emerge dalle tabelle pubblicate mercoledì dall’Istat relative al dossier «L’uso e l’abuso di alcol in Italia nel 2015». I numeri sono stati raccolti dall’Istituto nell’ambito dell’indagine sui vari aspetti della vita quotidiana degli italiani e si basa su un campione che comprende circa 19 mila famiglie, per un totale di 45 mila persone, intervistate nel marzo del 2015. In termini percentuali coloro che in Umbria presentano un comportamento definito a rischio sono il 15,5 per cento del totale, in linea con la media italiana. Ma quali sono questi comportamenti a rischio? Il «consumo abituale eccedentario» c’è quando gli uomini bevono più di due bicchieri di vino o più due lattine di birra in un giorno (per le donne e gli over 65 le quantità vengono ridotte del 50 per cento). Per «binge drinking» invece si intende ingollare sei o più bicchieri di alcol nel corso di un’unica occasione (ad esempio un’uscita, una serata con gli amici, una cena e così via).

I numeri Secondo quanto riportato nelle tabelle l’11 per cento degli umbri ricade nella prima categoria mentre ben il 57 per cento dichiara di eccedere con l’alcol solo durante i pasti. Per quanto riguarda il binge drinking invece sono coinvolte 46 mila persone, il 5,8 per cento della popolazione. E se il primo e il terzo dato sono sostanzialmente in linea con il resto del paese, dov’è che si registra una percentuale ben più alta è tra coloro che bevono qualche bicchiere di troppo durante i pasti: il 14 per cento in più in confronto alla media. A bere sempre a pranzo e a cena sono il 56 per cento degli uomini e il 70 per cento delle donne per una media del 62 per cento, anche in questo caso superiore (+6 per cento) al resto d’Italia. Allargando lo sguardo al resto della giornata, il 36,6 per cento degli uomini dichiara di bere qualcosa tutti i giorni contro il 25,5 per cento delle donne; in totale, in termini assoluti, 2016 mila persone su una popolazione complessiva di 804 mila.

Cosa bevono Ma cosa bevono gli umbri quando decidono di farsi un bicchiere? La preferenza va nettamente al vino, consumato dal 56,4 per cento della popolazione (il 2 per cento ne beve più di mezzo litro al giorno), seguito dalla birra (45,3 per cento), dagli aperitivi alcolici (33 per cento), dagli amari e dai liquori (25 per cento). A livello nazionale invece l’Istat sottolinea come «la diffusione del consumo di alcol è sostanzialmente stabile negli ultimi 10 anni, ma il modello di consumo tradizionale, basato sulla consuetudine di bere vino durante i pasti con frequenza giornaliera, sta progressivamente cambiando e quote sempre maggiori di popolazione sono passate progressivamente a bere alcolici al di fuori dei pasti con frequenza prevalentemente occasionale». Un quadro che si discosta parzialmente da quanto succede in Umbria: rispetto al 2011 infatti è rimasta stabile la quota di coloro che dichiarano di bere un po’ troppo durante i pasti, mentre ad essersi abbassata è la media nazionale. Cresce invece anche in Umbria la percentuale di quelli che spiegano di consumare occasionalmente aperitivi alcolici (dal 52 per cento del 2011 al 59 per cento del 2015).

Il progetto Di lotta all’alcol, ma anche al fumo, si occupa il progetto promosso da Aronc Perugia (gli Amici della radioterapia oncologica) che coinvolge 15 classi del secondo e terzo anno delle scuole superiori di primo grado della provincia di Perugia. «Il progetto – spiega Manlio Bartolini, presidente del consiglio direttivo della onlus – prende le mosse dal Rapporto sulle dipendenze in Umbria del 2014. Nella nostra regione il consumo di alcol a maggior rischio è associato in maniera statisticamente significativa con la giovane età. Preoccupa, inoltre, la percentuale di fumatori. Nel 2013, la quota più alta di fumatori si trovava in Lazio (23,6 per cento) ed in Umbria (23,1 per cento)». Dati epidemiologici che hanno spinto l’onlus perugina ad entrare nelle scuole per diffondere corretti stili di vita e prevenire patologie cancerogene. Il percorso, condiviso con i docenti degli istituti coinvolti ed in programma fino a maggio, è curato dal personale medico, membro del Comitato scientifico di Aronc, in collaborazione con uno psicologo. Attualmente hanno aderito al progetto l’Istituto comprensivo Perugia 3 e il 13 (sia la sede di Ripa che quella di Ponte Valleceppi) e l’Istituto comprensivo Assisi 3. Sono poi in corso contatti con altri Istituti scolastici. L’iniziativa, quest’anno sperimentale, è l’inizio di un percorso che in futuro intende coinvolgere anche gli istituti di istruzione secondaria di secondo grado della provincia di Perugia.

Twitter @DanieleBovi

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