di Marco Torricelli
Diciotto. Quello che è iniziato è il giorno numero diciotto. Lo sciopero della fame delle tre lavoratrici di Aidas e del segretario della Uil, iniziato a San Valentino, va avanti.
In Comune Nel pomeriggio di lunedì i quattro faranno ‘irruzione’ a palazzo Spada – il termine è volutamente esagerato, perché faranno pure fatica a salire le due rampe di scale che conducono alla sala dove si svolge il consiglio comunale – per consegnare una lettera-appello a tutti i consiglieri presenti. In mattinata, invece, chiederanno di essere ricevuti dal prefetto, che aveva promesso il proprio impegno personale.
Le dimissioni Uno dei motivi che sono alla base dello sciopero della fame, oltre alla richiesta del pagamento di almeno una parte dei dodici stipendi arretrati, era quello della presenza, in Aidas, di soci e e socie che lo sono anche in una cooperativa considerata concorrente, la Actl e nei giorni scorsi il presidente di quest’ultima, Sandro Corsi, aveva annunciato che il problema era in via di risoluzione, visto che una sessantina di socie avevano avviata la procedura per abbandonare Aidas e restare in Actl: «Lo sciopero – aveva detto – può quindi concludersi».
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Numeri discordanti Gli scioperanti avevano replicato che, per loro, l’unico referente era il commissario ministeriale, Silvia Volpini e che doveva essere una sua comunicazione ufficiale a ratificare che questo fosse effettivamente avvenuto. E la comunicazione è arrivata, venerdì sera, ma i numeri non corrispondono, perché il commissario ha comunicato «l’effettiva ricezione di 24 dichiarazioni di recesso».
Il tribunale La giornata di lunedì, peraltro, potrebbe essere caratterizzata anche dal pronunciamento del tribunale in relazione ad una possibile revoca della procedura di concordato in seguito alle istanze di fallimento presentate da alcune socie. Resta sempre aperta, poi, l’ipotesi della liquidazione forzosa, che potrebbe essere decisa dal ministero dello sviluppo economico in base alla relazione del commissario.
Il sindacato Dopo la visita fatta ai quattro che rifiutiamo il cibo da diciotto giorni, il segretario generale aggiunto della Uil, Carmelo Barbagallo, ha annunciato che il sindacato si attiverà «in maniera decisa nei confronti dello stesso ministro dello sviluppo economico», per sollecitare quella presa di posizione che aveva, si presume, chiesto anche il commissario, ma che non è arrivata.
Una decisione va presa Sia come sia, ragione o torto a questo punto diventano questioni secondarie. Quelle quattro persone, quei quattro esseri umani – hanno un nome e un cognome: si chiamano Serenella Arca, Petya Dimova, Rita Satolli e Gino Venturi – stanno rischiando grosso e lo sciopero della fame che non vogliono interrompere volontariamente potrebbe provocare danni seri, forse irreparabili, al loro organismo. Devono essere costretti, a questo punto, a fermarsi. Anche con la forza.
