«L’aggressività e il risentimento sono ormai dominanti nel discorso pubblico», ma «abbiamo sete di parole di vita». Questo uno dei passaggi dell’omelia pronunciata nel solenne pontificale celebrato la mattina di Natale dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, nel Duomo di Spoleto. Prima di incontrare i fedeli in cattedrale, però, il presule si è recato all’Hospice “La Torre sul Colle” di Spoleto, dove ha celebrato la messa, ha incontrato i malati, i loro familiari e il personale medico e paramedico. Con paternità e prossimità, monsignor Boccardo ha ripetuto con forza l’annuncio del Natale: «Oggi è nato per noi il Salvatore». Questa parola raggiunge ogni uomo, in ogni condizione di vita ed è un annuncio di speranza specialmente per quanti soffrono nel corpo. In Duomo a Spoleto anche la messa della notte di Natale animata dalla corale della Pievania diretto da Loretta Carlini, con all’organo Angelo Silvio Rosati.
Nel solenne pontificale del 25 dicembre Boccardo ha parlato della troppa violenza che segna la quotidianità del mondo. «Ferite invece che suture, vendette invece che ricomposizioni: Viviamo in un mondo di violenza, che serpeggia e si diffonde e si alimenta anche nel quotidiano di persone comuni», ha detto il presule, che è anche il capo della Conferenza episcopale umbra (Ceu). A suo dire «l’aggressività e il risentimento sono ormai dominanti nel discorso pubblico, dove non vi è più alcun pudore nel fare ricorso ogni giorno a espressioni di rancore e, quindi, di distruzione. E non possiamo negare che anche il parlare privato è ormai denso di flutti di tensione e di prepotenza. Le nostre parole, le parole del nostro tempo, ai vari livelli, sono spesso divenute parole di morte, che generano gesti di morte. Eppure, di altre parole abbiamo sete, abbiamo desiderio: di parole di vita. Parole che edificano, che costruiscono, che allacciano e non strappano, che saldano e non fratturano, che siano di consolazione e non di desolazione. Di queste parole il nostro dire – sia pubblico che sia personale, intimo – avrebbe necessità. Ma dove le possiamo trovare?».
Quindi l’indicazione dell’arcivescovo a guardare al Cristo Bambino, Parola che il Padre dona. «Solo questo Bambino potrà salvarci», ha scandito con chiarezza mons. Boccardo. Poi, il Presule ha invitato i tanti fedeli presenti a essere sinceri: «Il Natale che il Vangelo racconta è una nascita di rifiuto, di scarto, di povertà, di violenza: un parto in un luogo disagevole, lontano da casa, dopo aver avuto il divieto di accesso a uno spazio di sollievo. Come molti ammalati, abbandonati per ore e anche per giorni nei corridoi dei reparti di pronto soccorso; come molti anziani, condannati alla nostalgia e alla solitudine; come molti profughi che attraversano il Mediterraneo e si vedono rifiutata accoglienza e solidarietà; come molte persone, che da mesi, da anni sono private della serenità, della salute, della famiglia… e anche della vita. Chi verrà incontro agli uomini sprofondati negli abissi del male?». Cristo Gesù che dirà al mondo intero: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Gv 8, 12)”.
