di Dan.Bo.
Il governo Monti boccia gli affidamenti diretti della futura Agenzia per la forestazione, la nuova «creatura» della giunta regionale che riunisce le funzioni delle vecchie comunità montane e dell’Arusia. In particolare, nella seduta del consiglio dei ministri del 24 febbraio scorso, il governo ha contestato gli affidamenti diretti per un valore fino a 200 mila euro. Questo poiché tale cifra supera abbondantemente i 50 mila euro previsti come tetto massimo dal Codice dei contratti per i lavori ad affidamento diretto. Il comma 6 dell’articolo 125 del dlgs 163/2006 impone che i lavori affidati in modo diretto riguardino «manutenzione o riparazione di opere o impianti già esistenti» e che non sia possibile, per eseguire i lavori, utilizzare i sistemi ordinari di scelta del contraente. Insomma, si deve passare per le gare pubbliche. Con la norma adottata dalla Regione il governo sostiene come vi sia un «evidente pregiudizio» dell’articolo 117 della Costituzione che spiega come la concorrenza sia materia di esclusiva competenza statale. In sintesi, il governo spiega come sia «illegittima» la norma di palazzo Donini poiché, in materia di lavori pubblici, «disciplina i modi di ricorsi al mercato in modo difforme dalla norma posta dal legislatore statale».
Nevi esulta La norma nelle commissioni di palazzo Cesaroni era stata ampiamente criticata dal centrodestra e dalle associazioni economiche: «La sinistra, dopo anche una interruzione dei lavori della commissione – commenta il capogruppo del Pdl Raffaele Nevi -, ha invece pervicacemente lasciato questo articolo anche contro il parere dell’ufficio legislativo del consiglio regionale. Questo è l’esempio lampante di come la sinistra nostrana tanta di evitare le gare pubbliche e cerca in tutti i modi di affidare i servizi direttamente agli amici degli amici e sono proprio queste pratiche che portano alla generazione delle clientele e al voto di scambio. Anche questa è la dimostrazione di come la sinistra non sa autoriformarsi nel modo di gestire il potere». Alla giunta Marini il Pdl chiede perciò di modificare la norma «ma se non lo farà – spiega – ci penseremo noi e la iscriveremo all’ordine dei lavori della Seconda commissione utilizzando gli spazi che il regolamento riserva agli atti delle opposizioni».

