L'aeroporto San Francesco d'Assisi

di Daniele Bovi

Parigi e Madrid ma non solo. In queste settimane i contatti tra la Sase, ovvero la società che gestisce l’aeroporto di Perugia e alcune compagnie aeree sono costanti. Scambio di documenti e numeri per vedere se c’è la possibilità di centrare un obiettivo, ovvero portare sulla pista del «San Francesco» più aerei e quindi più passeggeri. Le trattative, che non si tradurranno necessariamente in nuove rotte, vanno avanti su più fronti: la prima con Iberia Express (il vettore low cost che fa capo ad Iberia) riguarda Madrid con lo scopo dichiarato di attrarre parte del turismo religioso che arriva anche dal Sudamerica. La seconda Monaco di Baviera con Lufthansa mentre con Easyjet tre sono le possibilità attualmente al vaglio: Parigi, Amsterdam e Milano per quanto riguarda l’Expo 2015.

Ipotesi In più si potrà raggiungere con Ryanair una tra Brindisi e Lamezia Terme. Il meccanismo è abbastanza semplice: le compagnie, contattate dagli aeroporti, valutano con molta attenzione la redditività della nuova possibile rotta, formulano una proposta e poi, nel caso della Sase, una volta individuate le tratte il presidente Mario Fagotti metterà tutti intorno al tavolo e chiederà ai soci di fare un investimento. Indicativamente, una promozione con due o tre voli settimanali costa tra i 200 e i 300 mila euro. Il problema con cui la Sase però si sta scontrando in queste settimane di trattative riguarda il sistema di promozione dell’Umbria.

Non c’è un piano «Ho fatto offerte – ha detto mercoledì Fagotti a margine della presentazione della fondazione Cariarte Perugia -, spiegato proposte ma quello che ci dicono è che manca un piano di incoming unitario». Tradotto in italiano, mancano pacchetti rivolti ai turisti e un piano di promozione che coinvolga tutta la regione. «Un esempio? Quando abbiamo parlato con Iberia per Madrid ci è stato chiesto chi fosse il tour operator per l’incoming. E noi non ce l’abbiamo. Qualcuno deve occuparsi di questi pacchetti». Parole e occasione Fagotti non le sceglie a caso dato che ad ascoltarlo, tra gli altri, ci sono soci come la Regione (con Sviluppumbria), la Camera di commercio e, oltre ai padroni di casa della Fondazione Cassa di risparmio membri di un pezzo di mondo politico ed economico regionale.

Lo stimolo «Per quanto ci riguarda – ha detto Carlo Colaiacovo, numero uno della Fondazione – noi possiamo fungere da stimolo ma un piano di incoming non possiamo farlo noi. Non c’è una filiera organizzata. Le risorse vanno governate ed è giunto il momento di creare questa filiera. Abbiamo incrementato le somme a disposizione dell’aeroporto ma poi i passeggeri che arrivano dove vanno?».

Twitter @DanieleBovi

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