In cerca di refrigerio nel centro storico di Perugia (©Fabrizio Troccoli)

L’Umbria cuore verde, ma se si vuole anche riserva azzurra di acqua dolce, rappresenta un interessante riferimento per i temi che interrogano oggi sull’acqua. Il termine temporale ‘oggi’, non è casuale, visto che è attesto, in occasione del summit degli esperti a Parigi per la la Giornata dell’acqua, il World water development report 2025 delle Nazioni Unite, elaborato ogni anno dal World water assesment programme dell’Unesco, finanziato e ospitato dall’Italia, fin dal 2006, appunto a Perugia. 

E’ lo studio maggiormente accreditato sulla risorsa dell’acqua dolce, per il globo. Ovvero il termometro che indica lo stato di salute dell’acqua, tenendo conto dei fattori che ne minacciano la possibilità di accesso, da quelli climatici alle guerre. 

Il segretariato del programma per la Valutazione delle risorse idriche mondiali (UNESCO World Water Assessment Programme, WWAP) è un centro d’eccellenza internazionale dell’Unesco finanziato dal Governo italiano insieme alla Regione Umbria dal 2006.

Il Wwap è stato fondato nel 2000 sotto gli auspici dell’Unesco, come un programma internazionale volto alla valutazione periodica delle risorse idriche mondiali. Questo programma Unesco è responsabile della valutazione dello stato e della gestione delle risorse di acqua dolce del mondo; fornisce ai gestori dell’acqua e ai responsabili politici le informazioni, i dati e le competenze necessari per contribuire efficacemente allo sviluppo di politiche idriche improntate alla sostenibilità; diffonde le conoscenze sui problemi e le sfide emergenti attraverso la divulgazione di risultati scientifici utilizzando una varietà di mezzi di comunicazione.

Il Wwap coordina il lavoro di 31 agenzie delle Nazioni Unite e di 39 partner di Un-Water nella produzione annuale dell’autorevole World water development report (Wwdr)- il rapporto sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali – il rapporto più importante delle Nazioni Unite sulle risorse idriche.

Sono numerosi gli esperti di tutto il mondo che attendono il rapporto oggi a Parigi alla sede dell’Unesco per celebrare la Giornata mondiale dell’acqua, quest’anno dedicata in particolare ai ghiacciai, che coprono circa 700.000 km² della superficie terrestre e il cui rapido scioglimento minaccia la stabilità ambientale, la sicurezza idrica, l’agricoltura e la produzione di energia idroelettrica.

Tra i relatori, spicca la partecipazione dell’Università per Stranieri di Perugia, attraverso il Centro di eccellenza Jean Monnet ESEU e il Centro WARREDOC, che promuovono il side event “Academic Water Diplomacy in Glacier Landscapes”, in collaborazione con la Cattedra UNESCO su Acqua e Cultura e il Comitato Italiano del Programma Idrologico Internazionale (IHP). Coordinati dalle professoresse dell’Unistrapg Chiara Biscarini e Maura Marchegiani, i lavori vedono la presenza di esperti e studiosi come Simona Gallese (UNESCO WWAP), Gianni Marigo e Mauro Valt (ARPAV – Centro Valanghe di Arabba), Andrea Caligiuri (Università di Macerata), Ottavio Quirico (Jean Monnet CoE ESEU, Università per Stranieri di Perugia), Mads Qvist Frederiksen (Arctic Economic Council), Giacomo Di Capua (SIOI). Una dimensione nuova è data dal contributo delle giovani generazioni di studiosi: i dottorandi Marco Dordoni e Gaia Proietti (Università per Stranieri di Perugia), insieme a Lorenzo Michelucci (Università di Genova), presentano ricerche che collegano cambiamento climatico, sicurezza idrica e diplomazia scientifica. L’evento si inserisce nel percorso inaugurato nel 2024 con il side event “Academic Water Diplomacy: Science Education Society” durante la 26ª sessione del Consiglio Intergovernativo del Programma IHP, confermando il ruolo dell’accademia come interlocutore essenziale nei processi decisionali multilaterali.

Come dimostrato dai più recenti studi scientifici, negli ultimi 20 anni i ghiacciai alpini hanno perso circa il 30% del loro volume complessivo. In mancanza di un’azione immediata, un terzo della loro attuale superficie potrebbe scomparire entro il 2050, mettendo a rischio il futuro di interi ecosistemi e comunità e provocando gravi conseguenze per la vita sulla Terra.

Dall’evento Unesco, inauguratosi ieri  emerge dunque un chiaro appello al rafforzamento dell’impegno comune per la protezione dei ghiacciai e l’adozione di misure concrete per la sicurezza idrica.

C’è un altro tema tuttavia che interroga l’Europa e sono le guerre che vedono sempre più le risorse idriche come bersagli strategici. Principalmente gli acquedotti che diventano obiettivi militari. Non è un caso che il governo danese abbia chiesto alla popolazione di garantirsi una riserva d’acqua procapite di nove litri. 

Secondo le ultime statistiche comunitarie, il 38% della popolazione europea ha avuto a che fare negli ultimi cinque anni con problemi di scarsità di acqua. Tra i Paesi più colpiti vi è l’Italia. Secondo l’Osservatorio nazionale CittàClima, il paese ha subito 351 esempi di clima estremo nel 2024, con un aumento del 485% rispetto al 2015.

«Il 40% dell’acqua di origine pubblica è sprecato per via di perdite negli acquedotti. Un quarto delle infrastrutture ha oltre 50 anni.

L’Europa è a lavoro per una strategia complessiva, un piano per la sicurezza dell’acqua e la sua salvaguardia. 

Secondo The Eruopean Hous Ambrosetti che ha elaborato uno studio sui dati Ispra del 2023 la Regione Umbria è esposta a rischio idrico per il 3,8 percento della popolazione. La Calabria è la regione maggiormente esposta con il 12,1% della popolazione, segue la Liguria con il 10,5%, quindi l’Emilia con il 9,9%, il Veneto con l8,7% e la Toscana con il 7,4%. Le regioni meno esposte sono il Trentino con zero percento, le Marche con lo 0,2% e la Basilicata con lo 0,7%. 

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