La Corte costituzionale ha bocciato il ricorso del giudice di Spoleto

di Chia.Fa.

La legge 194 non si tocca. E’ infatti «manifestamente inammissibile» la questione di legittimità costituzionale, sollevata dal giudice di Spoleto, sull’articolo 4 della legge sull’aborto, cuore della normativa che regola da oltre trent’anni l’interruzione volontaria della gravidanza. A stabilirlo, mercoledì pomeriggio, la Corte costituzionale dopo la Camera di Consiglio iniziata in mattinata. Il conflitto sollevato dal giudice spoletino interessava, in particolare, l’articolo 4 della legge, quello che norma l’interruzione della gravidanza entro 90 giorni dal concepimento per la gestante che accusi circostanze comportanti un «serio pericolo» per la sua salute fisica o psichica.

La norma Tale norma, secondo il ricorso giudicato poi «manifestamente inammissibile» dalla Corte Costituzionale, si sarebbe posta in contrasto con la nozione di embrione umano fornita da una recente e discussa sentenza della Corte di giustizia di europea in cui si legge: «Fin dalla fase della sua fecondazione qualsiasi ovulo umano deve essere considerato come un embrione umano». Secondo il giudice di Spoleto, in sintesi, la facoltà di procedere volontariamente all’interruzione della gravidanza entro i primi novanta giorni avrebbe comportato «l’inevitabile distruzione di quell’embrione umano riconosciuto quale soggetto da tutelarsi in modo assoluto». In conseguenza della pronuncia arrivata dal Lussemburgo il ricorso sollevava un contrasto tra il disposto dell’articolo 4 e i principi generali della Costituzione, in particolare l’articolo 2 (tutela dei diritti inviolabili) e 32 (tutela della salute).

Il caso della minorenne spoletina La legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza è tornata ad essere messa in discussione a partire dalla richiesta di aborto avanzata con «ferma volontà» da una minorenne spoletina. Il caso è quello di una sedicenne che, accompagnata dal fidanzato anche lui minorenne, si è rivolta al consultorio della città chiedendo di interrompere la gravidanza senza, però, informare i genitori. Investiti della delicata vicenda i responsabili, seguendo il disposto dall’articolo 12 della stessa legge, hanno rimesso la decisione al giudice tutelare del tribunale di Spoleto consegnando, contestualmente e sempre nel rispetto della norma, una relazione corredata da parere. Nel documento redatto dal personale sociosanitario la sedicenne spoletina viene descritta come motivata da «chiarezza e determinazione», convinta di «non essere in grado di crescere un figlio, né disposta ad accogliere un evento che non solo interferirebbe con i suoi progetti di crescita e di vita, ma rappresenterebbe un profondo stravolgimento esistenziale».

I compiti del giudice tutelare Secondo il presidente emerito della Corte, Cesare Mirabelli, la richiesta dei servizi sociali fatta al giudice titolare riguardava non l’autorizzazione ad abortire ma solo la maturità della minorene a decidere. Mirabelli ha spiegato poi che già in precedenti occasioni l’orientamento della suprema corte era stato il medesimo. Secondo il presidente il giudice tutelare non è chiamato ad autorizzare o meno la minore, cioè non partecipa alla «volontà abortiva» della minorenne, deve solo verificarne la adeguata maturità. Tutto ciò comunque non tocca la possibilità del giudice di porre un quesito come fatto in questo caso. «Il giudice – dice Mirabelli – ha posto un quesito e poteva farlo. Ha agito facendo leva su un orientamento della Corte europea che su un’altra materia, ossia la brevettabilità degli embrioni, ha ritenuto che l’embrione sia un soggetto da tutelare».

Le reazioni del mondo politico Dal fronte politico immediate le reazioni alla sentenza, con centrodestra e centrosinistra schierati su posizioni opposte. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, plaude alla decisione della Corte e parla di «messaggio di civiltà». Oliviero Diliberto, numero uno del Pdci, sostiene che la Corte «ha impedito lo scempio» di riportare il Paese «indietro di 30 anni». E se Livia Turco, deputata Pd, parla di una legge 194 «inattaccabile perché equilibrata», Alfredo Mantovano del Pdl sostiene invece che si tratta di una «decisione pilatesca». E’ invece affidato a Twitter il commento dl leader di SeL e presidente della Regione Puglia Nichi Vendola: «Cercavano di affossare una legge di civiltà contro il dramma aborto – scrive – e di rimettere il corpo delle donne sul banco degli accusati. Non ci sono riusciti».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.