di M.T.

Si riapre la partita dell’abilitazione per insegnare alle medie e alle superiori: con i nuovi decreti firmati dalla ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini partono infatti i percorsi abilitanti per l’anno accademico 2025/2026, che a livello nazionale mettono a disposizione circa 60mila posti. Un passaggio che interessa direttamente anche la nostra regione, dove la scuola continua a fare i conti con un forte fabbisogno di personale, soprattutto per coprire cattedre oggi affidate a supplenze e per garantire maggiore continuità didattica.

Il nuovo ciclo riguarda gli aspiranti docenti di posto comune della secondaria di primo e secondo grado, cioè medie e superiori. Per infanzia e primaria resta invece la strada ordinaria della laurea in Scienze della formazione primaria, già abilitante. In Umbria la misura si innesta su un sistema che negli ultimi anni ha mostrato segnali di tensione tra reclutamento e disponibilità di personale: nel 2023/2024 l’organico complessivo regionale superava i 15mila docenti, a fronte di oltre 110mila studenti. Nelle più recenti procedure concorsuali nazionali, inoltre, erano stati previsti 820 posti per la regione, con un numero di domande molto superiore alle disponibilità, in particolare in alcuni segmenti e classi di concorso.

I decreti consentono ad atenei e istituzioni Afam di attivare due tipologie di percorsi, completata la fase transitoria: quelli “ordinari” da 60 Cfu, richiesti – oltre alla laurea – per ottenere l’abilitazione, e quelli “abbreviati” da 30 Cfu riservati ai cosiddetti precari storici, cioè docenti con tre anni di servizio negli ultimi cinque (statali o paritarie, con almeno un anno nella specifica classe di concorso) e ai partecipanti al concorso straordinario-bis. Sono previsti anche percorsi di completamento da 30 o 36 Cfu per i vincitori dei concorsi Pnrr e la possibilità di conseguire ulteriori abilitazioni, a determinate condizioni legate agli accreditamenti già ottenuti dalle istituzioni formative.

Ogni candidato potrà presentare domanda per una sola istituzione e per la stessa classe di concorso. Anche per il 2025/2026, inoltre, le attività potranno svolgersi fino al 50% in modalità telematica sincrona, con esclusione di tirocini e laboratori, che restano in presenza. Ai corsi da 60 Cfu potranno iscriversi i laureati magistrali e i laureandi in una magistrale o a ciclo unico purché abbiano già acquisito 180 crediti.

Un punto centrale resta quello del tirocinio: i percorsi prevedono 20 Cfu di tirocinio diretto e indiretto. Per accedere alla prova finale – che comprende una prova scritta di analisi critica su episodi e problematiche osservate durante il tirocinio e una lezione simulata di 45 minuti – è richiesto un obbligo di frequenza pari almeno al 70% di ogni attività formativa. Per ciascun Cfu o Cfa di tirocinio sono previste inoltre dodici ore in presenza nei gruppi-classe.

Per gli insegnanti tecnico pratici fino al 31 dicembre 2026 restano validi i requisiti previsti dalla normativa vigente, cioè i diplomi specifici che danno accesso alle classi di concorso.

Sul piano numerico, il fabbisogno è stato calcolato dal ministero dell’Istruzione e del Merito su base regionale, mentre il ministero dell’Università ha scelto di aumentare del 30% i posti disponibili nei corsi rispetto al fabbisogno stimato. Dove il fabbisogno non risulta, si partirà con dieci disponibilità per ciascuna istituzione (o meno, su richiesta).

Uno dei decreti introduce inoltre una quota di riserva: il 45% dei posti per ciascun percorso da 60 crediti sarà destinato ai docenti con tre anni di servizio (anche non continuativi) nei cinque anni precedenti e ai partecipanti allo straordinario-bis. All’interno di questa quota, il 5% è riservato ai titolari di contratti di docenza nei percorsi regionali di istruzione e formazione professionale.

Quanto ai costi, il tetto massimo indicato arriva fino a 2.500 euro per i percorsi da 60 crediti e fino a 2mila euro per quelli da 30.

Per l’Umbria l’abilitazione resta uno snodo decisivo tra formazione universitaria e accesso ai concorsi, ma anche perché la regione continua a registrare un’ampia presenza di supplenze in alcuni settori, con un impatto diretto sulla stabilità del sistema scolastico. In questo quadro, la capacità degli atenei di attivare percorsi coerenti con le esigenze territoriali e la possibilità di trasformare la formazione in sbocchi occupazionali concreti saranno elementi determinanti per misurare l’efficacia della misura.

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