Un momento del Festival Foto Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli e Maria Alessia Manti

E’ seriamente a rischio il Festival del giornalismo 2014. Arianna Ciccone, fondatrice, ideatrice e coordinatrice del Festival, raggiunta telefonicamente da Umbria24 è un fiume in piena: «Nonostante ci si stia spendendo infaticabilmente in questi ultimi giorni, anche con l’aiuto del sindaco di Perugia che ce la sta mettendo tutta, credo che il Festival quest’anno salti».

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L’affondo E’ una questione di soldi: «Sponsor importanti che hanno sostenuto il festival in passato, come la Camera di Commercio, non hanno offerto un contributo all’altezza delle ambizioni del festival ma si sono limitati a garantire la quota di sempre nonostante il Festival sia cresciuto enormemente. Questo è un evento che la città, le istituzioni e gli enti devono meritare. Non lo si può pensare con tagli trasversali, mortificando chi ci lavora e le idee che ci stanno dietro. In questi anni abbiamo assistito a un comportamento insolito e strano. Mentre il Festival cresce richiamando una attenzione internazionale su Perugia, con grandi nomi, con temi di attualità, con una enorme presenza di giovani da tutto il mondo, sia dal pubblico che dal privato, i sostegni vengono progressivamente tagliati».

La denuncia Ma l’affondo della organizzatrice che annuncia un incontro pubblico per lunedì non si ferma qui: «I soldi ci sono, li abbiamo visti, semplicemente si preferisce investirli in appuntamenti sicuramente non paragonabili al festival. Io il Festival del giornalismo non lo faccio morire dietro la visione corta di chi dirige enti e istituzioni. Preferisco sospenderlo, fermarlo per un anno ma non mortificarlo. Iniziative di questo tipo che hanno un valore assolutamente superiore, in termini di ritorno turistico e di immagine, di quello che sono gli aiuti che l’organizzazione chiede per garantirlo e per dare dignità a chi lavora, non possono coniugarsi con comportamenti di questo tipo da parte di chi ci ha sostenuto in questi anni. Giornalisti di tutto il mondo mi stanno contattando per sapere di più di questa vicenda e per scriverne».

Il sindaco Il sindaco di Perugia, Wladimiro boccali risponde dal suo profilo Facebook «Il Festival del giornalismo – scrive – non deve chiudere, non deve interrompersi, deve restare a Perugia, dove è nato e dove ha potuto crescere fino a diventare una delle più importanti manifestazioni, non solo della città e della regione. Se le cose non andranno così, non dipenderà certo dalle istituzioni, Comune di Perugia e Regione Umbria, che lo hanno sostenuto al limite del possibile e intendono continuare a farlo, proprio nella convinzione della sua unicità, sia in termini finanziari (la Regione ha comunicato in un incontro con gli organizzatori che aumenterà il suo contributo) sia sollecitando un intervento nazionale (a tal fine ho contattato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Legnini, che mi ha confermato interesse e disponibilità). E’ comprensibile ed ammirevole la passione con cui gli organizzatori ed inventori difendono la loro “creatura”, ma si spera non si compiano forzature. Certamente non è ricevibile la critica, se è rivolta alle istituzioni, che “i soldi ci sono, li abbiamo visti, semplicemente si preferisce investirli in appuntamenti sicuramente non paragonabili al festival”. Perugia e l’ Umbria hanno una vita culturale intensa e propositiva, che rappresenta una ricchezza della nostra comunità e va tutelata. Emerge piuttosto, e non oggi, il tema di quanto il tessuto economico ed imprenditoriale, ed in particolare il settore del commercio e del turismo, riesca e intenda investire sulle grandi manifestazioni. Il tema è stato sollevato più volte anche da Umbria Jazz, per fare un solo esempio, e resta un punto importante soprattutto in una fase come questa. Perugia e l’Umbria hanno retto in materia di investimenti pubblici (un piccolo miracolo, se pensiamo a quanto è accaduto e accade altrove) ma si pone la questione di come insieme, pubblico e privato, si possa e debba tutelare e promuovere un patrimonio di eventi che fa parte della nostra identità. Comune di Perugia e Regione sono disponibili a riprendere costruttivamente questo discorso, del resto, da parte nostra, mai interrotto». Risposta immediata di Arianna Ciccone dal suo profilo Facebook: «Mi piacerebbe discuterne lunedì – come avevamo già detto invitandovi – all’incontro pubblico che si terrà al Brufani alle 11. Ci teniamo tantissimo lo sapete. Grazie»

La notizia ufficiale Così scrive sul sito ufficiale del Festival del giornalismo Arianna Ciccone: «Ci sono momenti in cui capisci che ti devi fermare. Che la vera forza, il vero coraggio è dire: grazie, ma no. È quello che è successo a me e a Chris con il Festival, una parte molto importante della nostra vita. Per capire perché dovrei raccontare tutta la storia del Festival: com’è nato, le mille difficoltà, gli errori, com’è cresciuto, com’è diventato un piccolo miracolo in un paese dove il talento, quando ottiene risultati, sembra un’anomalia da risolvere e non da premiare. Senza agganci politici o conoscenze, una napoletana e un inglese decidono di mettere su un evento internazionale sul giornalismo, in Italia. Roba da matti. Quando ebbi l’idea eravamo in giardino, da giorni parlavamo di come era frustrante lavorare per gli enti organizzando eventi culturali. La voglia di fare una cosa in proprio era sempre più forte: sapevamo esattamente cosa fare e come farlo. «Chris, facciamolo noi: facciamo un festival internazionale del giornalismo». «Bell’idea, amore – la risposta di Chris andrebbe letta con il suo accento anglo-napoletano – ma impossibile da realizzare».

E così me ne andai in giro con il mio foglietto A4 e il format di un evento sull’informazione che è esattamente il Festival che oggi tutti conoscete. Cercavamo sostegni istituzionali e finanziatori. Non è stato affatto facile. Anche il mondo del giornalismo mainstream italiano (a parte alcune eccezioni, da cui poi sono nate amicizie) era scettico nei nostri confronti: “Chi sono questi due che vogliono parlare di noi?”, era giustamente il loro punto di vista… Per nostra fortuna si era già in fase distruptive e in questo le dinamiche della Rete – sempre sia benedetta – hanno fatto da testa di ariete. La prima edizione, con molti sforzi, riuscimmo a metterla su con 80 mila euro… Se ci penso oggi! Una follia, ma la risposta del pubblico fu immediata, spiazzante. Facemmo un sacco di errori, il programma era – come dire – conservatore, senza vere spinte innovative. Le critiche da questo punto di vista – ciao Luca Conti, come va? – ci fecero molto bene. Dalla seconda edizione si creò una piccola magia: c’erano persone che volevano partecipare con le loro idee, le loro proposte (mitico “popolo del web”). Era l’economia del dono, solo che non lo sapevo. Si mise in moto una rete di conoscenze e saperi a disposizione del Festival, e il programma si arricchì, lo vedemmo crescere di anno in anno, ampliare e intensificare il suo taglio internazionale (moltissime proposte arrivano ogni anno anche da giornalisti, esperti e istituzioni straniere). Così in pochi anni #ijf è diventato uno degli eventi sul giornalismo più importanti e apprezzati a livello internazionale. Non è una storia incredibile?

Cos’è successo? Vallo a spiegare a chi dice che il web isola ed è un modo per “compensare” la nostra solitudine. Era nata una comunità che ogni anno accoglieva nuovi membri intorno al Festival e cresceva sempre più. La cosa in assoluto più bella sono però i volontari. Arrivano sempre puntualmente migliaia di richieste: di solito Chris seleziona gli stranieri. Una volta leggendo i curriculum mi disse: «Ma com’è possibile questa cosa, ma cosa abbiamo creato? Sono giovani, pieni di entusiasmo, arrivano dal Brasile e dall’Uzbekistan, parlano più lingue, sono incredibilmente preparati e vengono qui a Perugia a fare i volontari… Ma perché? Non è un concerto rock, non è un evento sportivo. È solo giornalismo…».

In questi anni migliaia di giovani sono arrivati a Perugia da tutto il mondo per partecipare al Festival: hanno fatto i reporter, i fotografi, i videomaker, si sono occupati della logistica, delle sale, hanno affiancato l’ufficio stampa, il social media team… Sono nate amicizie, storie d’amore, in tanti li vedi poi in giro per il mondo a fare i giornalisti. Non è commovente tutto questo? Una vera e propria comunità che mesi prima dell’inizio della manifestazione usa Facebook – il gruppo dei volontari #ijf – per conoscersi, organizzarsi, scambiarsi opinioni, idee, consigli. Quando i volontari stranieri arrivano in Italia solitamente trovano i loro “colleghi” italiani ad aspettarli agli aeroporti di Milano, di Roma, e poi in gruppo tutti insieme arrivano a Perugia. Il check-in dei volontari è sempre emozionante. Ogni anno, a partire dal martedì, mi metto a guardarli mentre arrivano: si riconoscono dalle foto su Fb, si abbracciano, si salutano, ridono. Che vitalità, che gioia! Invadono con la loro voglia di fare e di conoscere le strade della città; la sera sono nei locali a ballare, bere, divertirsi, la notte negli ostelli della gioventù, dove li ospitiamo, a fare ammuina fino al mattino… Un mondo che si incontra e continua a vivere anche dopo il Festival.

Senza rendercene conto, tra le nostre mani questo piccolo miracolo ogni anno è diventato più grande, più forte, più innovativo, più entusiasmante. E noi siamo cresciuti umanamente e professionalmente con lui. Il Festival è stato una piccola grande comunità che si è stretta fortissimo intorno a me e a Chris nel momento più doloroso della nostra vita, durante la VI edizione. Quell’abbraccio lo porteremo sempre con noi. Per rispetto della fatica, dei sacrifici fatti, della magia e della bellezza di quello che abbiamo creato insieme alle persone che hanno lavorato con noi, per rispetto di questo evento che, nonostante tutto, abbiamo portato avanti sempre con amore, dignità e umiltà, oggi abbiamo deciso di fermarci.

Più il Festival cresceva, diventava importante e più – paradossalmente – diventava faticoso costruire il budget per realizzarlo. «Stop at the top» dice spesso Chris. E ha ragione, se non ci sono le condizioni – e purtroppo non ci sono – bisogna fermarsi. Farlo nonostante tutto sarebbe un errore gravissimo. Il Festival deve continuare a crescere, a essere innovativo, a migliorare. I budget modesti di questi anni non sono più sostenibili. Fare il Festival a ogni costo pur di farlo, magari riducendo ospiti e giornate non è accettabile. O si va avanti migliorando o ci si ferma. Ci farà bene, magari è solo una pausa di riflessione. Se le condizioni si ripresenteranno e saranno quelle giuste per realizzare una nuova edizione degna della storia del Festival, saremo pronti a ripartire. Ma oggi è il momento di dire no.

Ci sarebbero troppe persone da ringraziare per tutti questi incredibili anni. Soprattutto lo staff, una squadra eccezionale di giovanissimi talenti: lo sapete quanto vi amiamo e stimiamo. Ma è bello dirvelo ancora una volta e pubblicamente. Anche grazie a voi abbiamo organizzato un evento interessante, divertente, e soprattutto aperto e onesto. E ovviamente gli sponsor che ci hanno creduto da subito e ci hanno sostenuto come hanno potuto.

p.s. Il sito e i nostri account social continueranno a lavorare, aggregare, produrre contenuti. Ci piace pensare a International Journalism Festival come un laboratorio di pensiero. Nel nostro piccolo vogliamo continuare a contribuire alla conversazione, al dibattito e al confronto sui tempi del giornalismo. Lunedì alle ore 11 siamo all’Hotel Brufani per un incontro pubblico con i giornalisti, i commercianti, i cittadini; un incontro aperto a tutti – così come è sempre stato il Festival – per parlare di questa decisione e rispondere a eventuali domande.

Quindi questo non è un addio: è un saluto di cuore verso tutte quelle persone che, negli anni, abbiamo imparato a conoscere, rispettare e amare».

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