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di Fabrizio Troccoli

«Siamo accerchiati e di sicuro non raccontiamo barzellette». A parlare è Giada, una giovane allevatrice della Valnerina che mai nella sua vita avrebbe immaginato di dover avere a che fare coi lupi. Insieme al fidanzato e ai suoceri, Giada vive a Monteleone di Spoleto, il piccolo comune che coi suoi 978 metri è il più alto dell’Umbria; un territorio noto anche per la biga di Monteleone, il carro che rappresenta uno dei più straordinari reperti della civiltà etrusca e che, tra polemiche andate avanti per decenni, è ospitato dal Metropolitan museum di New York; «impropriamente» secondo il sindaco di Monteleone.

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FOTOGALLERY: A CASA DI GIADA

Monteleone In questo piccolo borgo della Valnerina, dove si coltiva l’unico farro Dop d’Europa, ci sono anche allevamenti di alta qualità di ovini, bovini, caprini, e cavalli; animali quasi tutto l’anno all’aperto data la disponibilità di vasti pascoli. Insieme a questi animali Giada e la sua famiglia conducono una vita «libera e bella», anche se bisogna fare i conti con il peso della burocrazia e con la paura costante dei lupi. «Proprio l’altra mattina – racconta dalla finestra della casa da cui si scorge la valle – li abbiamo visti percorrere il crinale: erano in quattro, si nascondono nel fosso e attendono il momento buono per attaccare».

La paura Giada, la suocera Giuseppina e gli uomini di casa sono costretti a sorvegliare costantemente i propri animali, con ronde anche di notte e controlli nelle stalle a distanza di alcune ore. «Prima andavamo a piedi – sottolinea Giuseppina – ma ora ho paura e non ci vado più, ci va Giada con la macchina». Gli attacchi al bestiame sono tanti e oltre al lato affettivo c’è quello economico a pesare: «Qui – raccontano – si attende per un anno intero la nascita di un puledro o di un vitello; animali che possono arrivare a costare 1.700-1.800 euro. Con la loro morte non perdiamo solo il loro valore, ma anche quello della produzione che avrebbero garantito nel corso degli anni. Solo nel 2020 sono almeno dieci i capi persi, con una ventina di attacchi dei lupi contati nella sola Monteleone; un bilancio che lievita se si tiene conto anche degli attacchi a Cascia e Poggiodomo.

Gli attacchi «Proteggere i lupi è giusto – spiega Giuseppina – ma bisogna anche provvedere al loro sostentamento più in alto, nel loro habitat, altrimenti è normale che scendano a valle; occorre garantire dei fondi e non far ricadere tutte le conseguenze su di noi». Un pomeriggio, Giada il lupo l’ha visto combattere con il suo cane a pochi passi da lei; poi l’attacco nella stalla, dove è stato sbranato un puledro appena nato, subito portato via per non far agitare ulteriormente la madre. «Io la montagna l’ho scelta – racconta – e non vorrei essere costretta a rinunciarci».

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