di Martina Dominici

Una scena quasi vuota, sul palco solo due sedie e maschere di minotauri. «Sono io il mio Minotauro, divoro chi arriva fino a me» cantava Vinicio Capossela e forse aveva ragione. Ogni uomo è un labirinto di identità e realtà diverse, al cui centro pone la parte più bestiale e cruda di sé stesso: il proprio minotauro. Ma è davvero tutto perduto?

La pièce Per Giorgio Flamini, regista di Galeotto fratem la risposta è no e questo no decide di raccontarlo in uno spettacolo fatto solo di parole nude e crude, senza l’aiuto di altri espedienti scenici. Racconta la fragilità dell’essere umano, la sua complessità, il dolore, l’abbrutimento ma anche la speranza e il desiderio di riscatto. La possibilità di trovare o di creare spazi di bellezza anche nel dolore e nella barbarie. «Questa serata servirà per dimostrare che la realtà può diventare un’opera d’arte anche se è una realtà che sembra la negazione di ogni libertà e di ogni opera d’arte» dice padre Giulio Cesareo, in apertura.

Il titolo Galeoto Fratem – Dizionario sentimentale di massima sicurezza, mette al centro il linguaggio e l’importanza della parola: una parola che sia di pace in questo tempo di guerra. Uno spettacolo che delle possibilità infinite del linguaggio fa espressione nel suo stesso nome: Galeotto, termine che rievoca la realtà limitata e sofferta del detenuto ma, al tempo stesso, anche la libertà senza spazi e confini ottenibile attraverso un atto d’amore. «Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante». Eccolo, il bacio d’amore, contro ogni convenzione sociale, di Palo e Francesca. E poi c’è Fratem che si rifà a Fratello Sole, il centro di questa edizione di EcoSanfra, che tratterà del tema dell’energia, del senso della comunità con le comunità energetiche rinovabili, ma al tempo stesso ricorda il senso di fratellanza che San Francesco, all’interno del Cantico, sentiva con ogni atomo di mondo: «Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole (…) Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle».  

EcoSanfra La visione francescana della fratellanza è l’alveo in cui si colloca l’anteprima ad Assisi e il festival a Perugia. Tre giorni per invitare a leggere la fraternità come via per ripensare la società, l’ambiente e le relazioni. Un linguaggio universale di pace, che dal carcere al palco, dalle piazze al dibattito scientifico, diventa occasione di incontro e di futuro condiviso. Il lessico, scheletro dello spettacolo, nasce dentro le mura di una cella ma si rivela capace di aprirsi all’incontro con il mondo esterno: termini carcerari quotidiani si intrecciano con lemmi universali come amore, libertà, giustizia.

La lezione di Francesco Lo spettacolo ricorda anche l’esperienza diretta di Francesco nel carcere perugino, nel 1202, quando fu fatto prigioniero durante la guerra tra Assisi e Perugia: un anno di malattia e silenzio che segnò l’inizio della sua trasformazione. Come Francesco trovò nella marginalità un varco verso una nuova vita, così i protagonisti di Galeotto fratem trasformano il linguaggio della reclusione in poesia e canto collettivo. E il carcere si trasforma, prende vita: da luogo di fine diventa luogo generativo, da confine a punto di partenza.

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