La moria di pesci segnalata ad aprile al Trasimeno è colpa della «presenza massiccia di alghe che causa una diminuzione notevole dell’ossigeno e favorisce la proliferazione di questi batteri, che poi attaccano i pesci». Lo rende noto la Regione che ha disposto una serie di accertamenti su carassi trovati morti nelle acque del lago. Dall’ente viene anche assicurato che il fenomeno «non c’è nessun pericolo per l’uomo».

I tecnici della Regione, insieme al servizio veterinario e all’Istituto zooprofilattico, hanno compiuto una serie di accertamenti all’esito dei quali il fenomeno riscontrato un paio di settimane fa, ma per nulla inedito al Trasimeno, viene considerato un effetto «della “eutrofizzazione”: un fenomeno che provoca l’eccessivo accrescimento degli organismi vegetali, come le alghe, frutto della presenza nell’ecosistema acquatico di dosi troppo elevate di sostanze come azoto, fosforo o zolfo». In particolare, sono stati esaminati «due pool di esemplari di carassio» e «dal punto di vista batteriologico è stata riscontrata la presenza di Aeromonas sobria, un germe Gram negativo eterotrofo comunemente presente negli ambienti acquatici, sia d’acqua dolce che salata, da sempre considerato patogeno opportunista, è in grado di infettare i pesci».

Gli esperti evidenziano anche che «in laghi poco profondi e con scarso apporto idrico, come appunto il Trasimeno, nei periodi di scarsa o assente piovosità, nonché di transizione fra una stagione e l’altra, che comportano oscillazione della temperatura delle acque, è facile il verificarsi di cospicue fioriture algali e, di conseguenza, di fenomeni caratterizzati dalla scarsità di ossigeno disciolto (condizione di ipossia), condizione questa che induce stress negli organismi acquatici nonché possibile virulentazione di agenti batterici, come ad es. “A. sobria”, potenzialmente in grado di indurre patologia nei pesci». In conclusione, viene spiegato che «l’unione di questi fenomeni ambientali, con il possibile stress immunitario nei carassi, indotto dalla densità elevata, potrebbe spiegare il perché la patologia sia esplosa attualmente soltanto in questa specie».

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