di Lucia Caruso
Se fino a qualche anno fa pareva un miraggio, oggi l’uso del cellulare per produrre contenuti digitali sul campo rappresenta una realtà per i giornalisti, per la notizia e per i fuitori della notizia. Al passo con i cambiamenti repentini di una tecnologia che viaggia alla velocità della luce, mutando la modalità di elaborazione e diffusione del messaggio muta anche il rapporto tra mittente e destinatario, che si fa più intenso, più diretto, più complice. Grazie agli smartphone, e alle sempre nuove sfide dei tanti sviluppatori di sotfware per Apple e per Android, i contenuti digitali sono sempre più di qualità, e non solo vengono elaborati con facilità ed immediatezza, ma con la stessa facilità ed immediatezza arrivano al fruitore. Velocità è dunque la parola chiave della nuova era del giornalismo, parola che attraversa l’intero flusso di lavoro: dalla realizzazione di testi, foto e video, al loro editing, alla loro diffusione tramite i social network.
“L’uso del cellulare nel reportage”A spiegare l’importanza e l’efficacia dei dispositivi mobili che hanno rivoluzionato il mondo dell’informazione è stato Guy Degen, videomaker australiano, residente in Germania, che ha portato al Festival Internazionale del giornalismo la sua esperienza, in un workshop, “L’uso del cellulare nel reportage”, che si è svolta all’Hotel Sangallo, ieri 25 aprile. “Io circa 4 anni fa – racconta – ho inziato a fare qualche esperimento ed è stata sempre una sorpresa scoprire quello che si poteva fare”. In Nigeria con un live streaming e a Tiblisi nel 2009 con un reportage si rende subito conto che per i produttori era ancora presto comprendere questo tipo di cose. Ma non si è arreso perchè al desk ha sempre preferito il reportage sul campo. E così oggi racconta quelle che lui stesso definisce “storie” attraverso il suo sito e vari blog con il supporto del suo piccolo e pratico iPhone e naturalmente con l’aiuto indispensabile dei social network, attraverso i quali condividere e far girare i contenuti. “Ormai sono tanti i giornalisti che utilizzano cellulari per produrre contenuti. Il dispositivo è leggero, flessibile, agile. A questo si possono aggiungere una serie di accessori per migliorare la qualità, come lenti, luci, microfoni. Inoltre abbiamo un’enorme quantità di app su cui lavorano continuamente gli sviluppatori. Dunque non possiamo avere idea di dove arriverà la tecnologia digitale”. La spiegazione nel workshop di Degen non poteva che diventare una pratica dimostrazione. E così il videomaker australiano giocando col suo iPhone scatta foto alla platea degli ospiti, le condivide in tempo reale su twitter, fa qualche video, mostrando tutto sul tele proiettore, così da rendere visibili i passaggi a tutti i presenti.
FOTOGALLERY: LE FACCE DA FESTIVAL
Le app per giornalisti “Abbiamo un’enorme quantità di App – ha spiegato il videomaker- sia per iPhone che per Android. Tra queste ce ne sono molte specializzate per il giornalismo, come Audioboo, per registrazioni audio di massimo 5 minuti, con il quale è possibile pubblicare l’audio aggiungendo le foto e la posizione geografica. E’ ottimo per brevi interviste da caricare subito in rete. Poi c’è Fire recording attraverso il quale posso vedere i livelli dell’audio, la forma d’onda, e su questi si possono operare tagli e modifiche. Per l’editing fotografico c’è Photoshop ma – ribadisce – io adoro Snopseed che, grazie alla sensazione tattile che mi da, mi ricorda quando lavoravo in camera oscura. Bambuser è un’App che serve per il video live stream. Per l’editing multipista c’è Hokusai. Filmicpro per me è la migliore app per video video. Con questa è possibile il controllo manuale della messa a fuoco, dell’esposizione e dell’equilibrio del bianco. Inoltre può registare in altissima qualità”.


