di Chia.Fa.
È stato subito rinviato al 22 gennaio 2013 il processo, aperto martedì mattina dal giudice monocratico Roberto Laudenzi, sull’area ex-Fiat di Spoleto in via Cacciatori delle Alpi. Sul banco degli imputati siedono tre dipendenti del Comune di Spoleto, tre imprenditori e due tecnici progettisti. Il caso è quello di un edificio di circa 2mila metri quadrati, dotato di un parcheggio sotterraneo da 373 posti auto, posto sotto sequestro nell’estate 2010, ma già da mesi tornato, sulla base delle pronunce del Riesame e della Cassazione, nelle disponibilità di committenti, proprietari e ditta esecutrice. I reati a carico degli otto imputati sono legati a presunte violazioni del testo unico dell’edilizia con addebiti che, in qualche caso, contemplerebbero pure l’abuso d’ufficio e il falso.
Per l’accusa, sostenuta dal pm Federica Albano, il piano attuativo di iniziativa pubblico-privata, la convenzione sottoscritta tra il Comune e la società committente dei lavori e il permesso a costruire sarebbero illegittimi. Contestazioni che la magistratura muove sulla base di una voluminosa consulenza tecnica disposta mesi addietro. In particolare la procura della Repubblica di Spoleto sostiene che la cubatura dell’edificio di via Cacciatori dell’Alpi, destinato ad essere trasformato in un complesso residenziale e commerciale comprendente anche spazi dedicati al sociale, sarebbe stata definita sulla base di una cessione, da pubblico a privato, del tutto illegittima.
Sul banco degli imputati sono finiti tre dipendenti del comune di Spoleto, il geometra Paolo Gentili, il dirigente dell’area urbanistica Giuliano Mastroforti e l’allora dirigente dello sviluppo economico, oggi ai servizi sociali, Stefania Nichinonni. Accanto a loro ci sono gli imprenditori costruttori dell’edificio polifunzionale e due progettisti. Gli avvocati impegnati nella difesa sono Luca Maori, Giuseppe Lavatola, Giampaolo Filiani, Maria Enrica Cavalli, Massimo Marcucci e Nerio Zuccaccia.
Le affinità con l’«Ecomostro» non sembrano mancare, a cominciare dagli imputati in organico all’Ente comunale. Due dei tre dipendenti pubblici, Gentili e Mastroforti, sono già finiti sotto processo nel caso del palazzo della Posterna su cui, dopo la condanna in primo grado e l’assoluzione in appello, si attende la pronuncia della Cassazione. Non solo. L’esposto che ha poi fatto scattare l’indagine della magistratura venne presentato proprio dal costruttore del palazzo della Posterna, Rodolfo Valentini, il quale, dopo essere finito in tribunale, depositò in procura una serie di esposti per fare luce su alcuni interventi edilizi in atto nel territorio, tra cui quello all’ex-Fiat.

