Boccardo sull'altare nella chiesa del Carcere il 12 gennaio 2019

L’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo è tornato nel carcere di Maiano per celebrare la messa dopo l’episodio del gennaio scorso, quando durante la celebrazione religiosa per il patrono della città, San Ponziano, un detenuto nordafricano è stato fermato all’ingresso della chiesa del penitenziario armato di una lametta rudimentale.

Anche per questo Boccardo, che è presidente della Conferenza episcopale, all’uscita da Maiano ha spiegato: «Ci tenevo molto a tornare in carcere. Mi è stata riservata un’accoglienza molto bella e anche la lavanda dei piedi a nove detenuti è stata semplice ma significativa». Dopo l’episodio del gennaio scorso, di cui il presule si è accorto solo una volta che gli agenti avevano disarmato il detenuto, il ritorno a Maiano del presule è stato salutato da un lunghissimo applauso dei detenuti. «Bentornato tra noi caro vescovo – ha detto un ergastolano all’inizio della celebrazione – la sua presenza qui è fondamentale per il nostro spirito e per la nostra vita quotidiana in questo carcere». Nell’omelia Boccardo ha ricordato come Gesù in questo giorno, dopo aver istituito l’Eucaristia, si sia tolto il vestito della festa e abbia assunto l’atteggiamento del servitore lavando i piedi ai discepoli «tra loro c’era anche Giuda e Gesù – ha detto ai detenuti – sapeva che lo avrebbe tradito, ma ugualmente si inginocchia e gli lava i piedi: si è fatto piccolo verso un fratello traditore. E tutti noi, cari amici, ci riconosciamo in Giuda, tutti possiamo fare del male al prossimo, tutti siamo bisognosi di essere lavati e purificati. La giustizia degli uomini ha riconosciuto voi, cari fratelli, colpevoli di vari crimini; la giustizia di Dio, però, ha altri tempi, guarda al vostro cuore, si insinua nelle piaghe più intime della vostra storia, dove le formule e il diritto non possono arrivare. Per Dio si è sempre in tempo per pentirsi dal male». Al termine della funzione a Maiano un ergastolano si è avvicinato a Boccardo chiedendo di essere abbracciato: «Lo faccio con piacere, fratello mio, ma sappi che questo è l’abbraccio di Gesù», è stata la risposta dell’arcivescovo. Dopo la messa in carcere Boccardo ha celebrato lo stesso rito in Duomo, dove ha detto ai fedeli: «Sappiate scorgere, tra le pieghe della nostra debolezza, il potere salvifico; tra i tanti turbamenti che creano oggi un pauroso vuoto intorno a noi, sappiate riscoprire in pienezza il valore del nostro ministero sacerdotale, sappiate rivedervi il dono più grande e a misura d’uomo del cuore di Dio». Anche in Duomo il Presule ha ripetuto il gesto della lavanda dei piedi a dodici persone: uomini, donne, ragazzi.

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