Il tribunale nuovo di Perugia (Foto Troccoli)

di Francesca Marruco

E’ accusata di aver intascato finanziamenti pubblici regionali per 31.400 euro e di averli distratti dallo scopo per cui erano stati erogati. La donna, una perugina, imputata in un procedimento arrivato a un passo dalla sentenza, aveva avuto accesso ai fondi per l’agevolazione e l’aiuto dell’imprenditoria femminile promosso dalla Regione dell’Umbria, odierna parte civile con l’avvocato Paola Manuali.

La storia L’imputata aveva partecipato al bando e rispondendo a tutti i requisiti, lei e la sua ditta di pulizie si erano aggiudicati un aiuto economico. Secondo quanto riferito dalla difesa dell’imputata, l’avvocato Silvia Olivieri, l’unica colpa della sua assistita fu quella di cessare temporaneamente l’attività imprenditoriale, cosa che la fece ritenere autrice di una truffa ai danni della Regione. Secondo la difesa, la donna non avrebbe distratto alcun fondo, avendo ricevuto la somma come rimborso delle spese effettuate inizialmente necessarie per dimostrare la reale esistenza dell’impresa e l’idoneità a partecipare al bando. L’imputata si era aggiudicata più di 32.000 euro di contributi dopo aver presentato un progetto nel settembre del 2004.

La difesa La difesa fa notare come di 32.600 euro stranamente gliene vennero erogati solo 31.400. Nel corso del successivo anno la società per cui erano stati erogati i finanziamenti aveva cessato di esistere per problemi della donna. La difesa dice che i problemi erano temporanei, tanto che la società poi per un certo periodo di tempo tornò a funzionare. Per l’accusa invece, secondo cui l’imputata aveva usato quei soldi per tutt’altri scopi che nulla avevano a che vedere con l’avvio di un’attività imprenditoriale, la società era stata creata ad hoc per accedere al bando, prendere soldi e farci altro.

In aula Questa mattina davanti al giudice Cecilia Bellucci sono stati ascoltati un finanziere e il presidente del Consorzio Nuova Umbria, che denunciò l’imputata per truffa nell’aprile del 2008. La difesa della donna aveva fatto ricorso in Cassazione, perché riteneva e ritiene anche ora che le decisioni del giudice per le indagini preliminari e per l’udienza preliminare  siano state viziate da una carenza di legittimazione processuale. Questo in quanto la parte offesa non era legittimata ad esserlo: a fare la denuncia era stato infatti il consorzio nuova Umbria, mentre a costituirsi parte offesa fu la Regione Umbria. La Cassazione non ha accolto il ricorso dell’avvocato, che ha già annunciato una nuova richiesta di pronunciamento in caso di condanna. Il singolare iter giudiziario di questo caso conta già una richiesta di archiviazione da parte del pm titolare delle indagini in fase preliminare e una disposizione di imputazione coatta da parte del gip.  La Regione Umbria, chiede di essere risarcita e nella prossima udienza si saprà quale sarà la decisione del giudice.

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