di Hollus
Entro al Morlacchi con ancora negli occhi la Swedish Symphony Orchestra che sembra quasi straripare dal palco del teatro. E’ un ricordo. Uno di quelli belli. La chiusura della stagione 2010/2011 della Musica Classica a Perugia. Sul palco Daniel Harding dirige la Nona di Mahler. Sono passati cinque mesi ed è ancora tempo di musica con il concerto inaugurale della nuova stagione degli Amici della Musica, andato in scena venerdì sera.
Il programma In programma il Secondo Concerto in si bemolle maggiore op. 83 per pianoforte e orchestra di Brahms. Ad eseguirlo la pianista georgiana Nino Gvetadze accompagnata dalla Mahler Chamber Orchestra diretta da David Afkham. A seguire la Sinfonia n. 3 in mi benolle maggiore op. 55, «Eroica» di Beethoven.
Nino Gvetadze Della Gvetadze stupisce l’autorevolezza nell’affrontare tra le pagine più impegnative del repertorio pianistico e incanta il rigore dell’esecuzione, in particolare del primo e del secondo movimento: il dialogo serrato tra orchestra e solista raggiunge qui momenti di profonda espressività così che quando si arriva all’Andante è quasi percepibile nel pubblico l’allentarsi della tensione. Il ritmo ungherese del finale, «Allegretto grazioso» , non può che confermare quanto appena detto sull’intesa tra la Mahler Chamber Orchestra e la Gvetadze. Al pubblico del teatro, teatro pieno in ogni ordine, non resta che applaudire. Una pausa di una ventina di minuti per permettere lo spostamento dello Steinway e il riposizionamento degli orchestrali e tutto è pronti per La Sinfonia n.3 di Beethoven.
L’Eroica Così come il concerto di Brahms rappresenta una deviazione dalla consuetudine, vedi gli inconsueti quattro tempi e quel secondo movimento, «Allegro appassionato», che è stato notato, tiene la funzione dello scherzo nella sinfonia, così per la musica tutta, la Sinfonia n. 3 di Beethoven rappresenta uno spartiacque che divide il tempo in un prima e in un dopo. E’ noto l’aneddoto che la voleva dedicata inizialmente a Napoleone, dedica poi rinnegata all’indomani dell’autoincoronazione del generale francese come imperatore. Resta comunque che la dimensione «Eroica» della sinfonia sta tanto nella vastità delle proporzioni, come nota Andrew Starling, quanto nell’essere un riflesso o quasi l’incarnazione in musica della concezione, propria di Beethoven, dell’artista in lotta contro le proprie intime vicissitudini e le contingenze del mondo esterno.
La Mahler Chamber Orcjestra La Mahler Chamber Orchestra conferma quanto è stato scritto nei suoi riguardi nel mondo e forse la chiave di lettura sta proprio nel carattere itinerante del suo essere orchestra: il tenere quasi duecento concerti l’anno non può che cementare l’amalgama quanto e più di una serie continua di prove e il fatto stesso di ricevere la visita di tanti direttori d’orchestra diversi (il fondatore Abbado e Harding, il direttore principale, su tutti) non può che lasciare tracce evidenti. Quindi plauso ad Afkham per il piglio e l’energia ( bello il suo gesto di ricevere gli applausi non sul podio del direttore ma fra l’orchestra ) ma plauso ancor più grande alla dinamicità di questa orchestra capace di una duttilità e vitalità straordinarie.

