La sede del Crea Oli di Spoleto

di Chia.Fa.

Entro il prossimo 31 dicembre luce e riscaldamento saranno disattivati e anche l’ultimo ricercatore Adolfo Rosati dovrà lasciare il Centro di ricerca per l’olivicoltura di Spoleto, ente che ha segnato per tutto il Novecento lo sviluppo dell’economia olearia di Spoleto, non a caso poi divenuta industria fiorente.

A Spoleto chiude il Centro ricerca per l’olivicoltura All’interno della sede di via Nursina, che si avvierebbe ad alienazione, ci sono macchinari rari, utilizzati dall’Ottocento in avanti per la produzione olearia: pezzi di archeologia agricola che rischiano di scomparire, mentre potrebbero essere valorizzati, specie ora che la fascia olivata Assisi-Spoleto ha preso quota col riconoscimento Fao. Della chiusura dell’istituto fondato con regio decreto nel 1902 è suonato forte l’allarme in Comune, con l’assessore allo sviluppo economico Ada Urbani già da alcune settimane informata dello stop a ogni residua attività a partire dalla fine dell’anno: «Abbiamo avviato delle interlocuzioni col ministero (delle Politiche agricole e del turismo, ndr) – ha spiegato lunedì mattina Urbani – la nostra intenzione è arrivare a un progetto di riconversione di uso di quel luogo storico, che conserva anche un patrimonio importante che non va disperso».

Macchinari e volumi storici da salvare A rischio patrimonio agricolo Da tempo ormai le sorti del Centro di ricerca (l’attuale denominazione è Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria) sembrano senza speranza e già nel 2015 scattò la mobilitazione generale per salvare l’ente con 116 anni di attività alle spalle, anche allora Rosati era già l’ultimo ricercatore in organico. Sempre a lui il 4 agosto scorso è stata comunicata la chiusura del portone di via Nursina entro la fine dell’anno: «Oltre a prototipi di macchinari agricoli di grande interesse – dice Rosati – nella sede c’è anche un patrimonio librario significativo, con alcuni volumi sull’olivicoltura risalenti al Cinquecento. In questo senso la «riconversione di quegli spazi, mantenendone l’identità» è il percorso dell’assessore Urbani, che parla «dell’ipotesi di un centro anche museale, seguendo “la cultura e la coltura dell’olio”», che è il tema dell’incontro ospitato proprio al Centro di ricerca per il 28 ottobre. Qui sono attesi, tra gli altri, prof Maurizio Servili e Primo Proietti, ma anche il sindaco Umberto De Augustinis e l’assessore Fernanda Cecchini, «mentre il ministro (Gian Marco Centinaio, ndr) non potrà partecipare, ma – annuncia Urbani – invierà un documento».

@chilodice

 

 

 

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