di Sebastiano Pasero
La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara, libri e seven-up. Al bar dell’Atleta, uno dei bar con più anni di Terni, non si ascolta Guccini, la musica è caraibica, la barista è bionda, ternana doc, e ha fondato una casa editrice. Usa la sala degli aperitivi per esporre quadri, illustrazioni e pubblicazioni. La Terni popolare, quella delle contaminazioni, che miscela chiacchiere sulla Ternana, il reddito di cittadinanza e Pirandello, convive tra il bancone in stile etnico e i tavolini all’aperto che danno sul traffico che non si prende pause di viale Carducci.
Milena Baiocco La ragazza dal sorriso, entusiasta di fare il caffè come di proporre opere illustrate da badanti, camerieri e disoccupati, ha 37 anni, è laureata in lettere, da 14 anni serve maritozzi e bombe alla crema: «Non conta il lavoro che fanno i miei autori, magari hanno difficoltà lavorative – dice Milena Baiocco – ma loro sono innanzitutto artisti. Non scrivete che il mio è un caffè letterario, il mio è proprio un bar tra il centro e la periferia, è una delle sedi del tifo organizzato, ci vengono in tanti, avvocati, dottori, operai, disoccupati. Il bar è democratico, si condivide lo stesso spazio, davanti al bancone tutti sono uguali. Il nostro è il bar di famiglia, dove si parla di tutto e dove si può sfogliare Uno, nessuno e centomila. La cultura non è roba solo per professori, la cultura è per tutti ed difficile trovare qualcuno che ne sia completamente disinteressato». Al Bar dell’Altleta la cultura si inzuppa nel cappuccino. Con i volumi che spuntano dall’espositore delle caramelle.
Il bar dell’Atleta È la vita di Milena Baiocco ad essere libri e tramezzini: «Questo è il bar che mandiamo avanti insieme a mia madre Patrizia, mio padre Roberto e mia sorella Monica. È la nostra vita, per me ha voluto dire molto, se ho potuto studiare e poi metter su una attività editoriale, lo devo al bar». La passione che non si nasconde. «A 14 anni la mia famiglia mi ha consigliato di fare Ragioneria, perché un diploma può sempre essere utile ma la mia passione non è mai stata la partita doppia ma la letteratura. Mi è sempre piaciuto il Romanticismo e il Decadentismo. Il mio punto di riferimento è stato il prof di Italiano e Storia, Enzo Podelvento. Mi ha fatto amare ancora di più la poesia. Le sue lezioni erano un racconto, la narrazione di personaggi e opere che possono darti molto. Preso il pezzo di carta la scelta di iscrivermi a Lettere a Perugia è stata automatica. Andare a Perugia è stata una cosa bellissima. Nel mio bar sento tanta rivalità calcistica, ma Perugia per me è stata una esperienza molto positiva».
L’università a Perugia «Al bar Morlacchi, davanti alla facoltà di lettere, prendevamo il caffè con i professori, parlavamo di tutto, anche quello era un modo di crescere, di conoscere. A Terni si avverte la mancanza dell’Università radicata nel tessuto cittadino. Gli studenti a Pentima, a San Valentino o all’ospedale, spariscono. Con l’università cresce tutta la città perché l’università vuol dire studio, approfondimento, vuol dire conoscere gente che viene da tutta l’Italia, vuol dire impegno in senso ampio. Gli anni di Perugia sono stati quelli della mobilitazione contro la guerra in Iraq. Parlavamo di bombe e di etica, di temi, come quello dell’immigrazione, che oggi sono diventati urgenti».
Il sogno «Il mio grande desiderio è stato sempre quello di lavorare nell’editoria. Ho fatto anni di precariato, di volontariato. Non sono mai riuscita a farmi assumere stabilmente da una casa editrice. Ho sempre fatto i turni al bar, ho un contratto part time, ma sono scrupolosa sugli orari, non chiedo ai miei genitori sconti». Lo stipendio investito in cultura: «Un anno fa, il 21 settembre 2017, ho deciso di fondare una casa editrice tutta mia, la Primago Edizioni, ci ho messo i miei risparmi. Ho appena festeggiato un anno di attività, dal punto di vista economico un bagno di sangue, soddisfazioni tantissime. Ho pubblicato tre libri illustrati ed ognuno è stato qualcosa di speciale. Almeno per me. Ho lavorato con Cristiano Grisogli, un poeta di 36 anni, che vive facendo il cameriere, con Nazzareno Bonifazi fotografo e addetto alle consegne, con Kamilla Kerimova pittrice che guarda le persone anziane. Gli autori della mia casa editrice sono persone comuni come me, ma mosse dalla voglia di esprimersi attraverso l’arte, la scrittura, convinte che non c’è nessuna vergogna nel rimboccarsi le maniche anche in lavori umili eppure capaci di coltivare i propri sogni».
Opere letterarie tra le caramelle Milena Baoiocco è una persona entusiasta: «Con il mio fidanzato abbiamo attrezzato il bar in maniera tale che possa ospitare le esposizioni. Lo abbiamo fatto di slancio, senza pensarci troppo su. Non voglio fare la lezione a nessuno, ma a Terni servirebbero meno pensieri negativi, meno vittimismo e più voglia di lanciarsi alla ricerca di ossigeno. Non possiamo pensare sempre e comunque alla fabbrica, alle acciaierie, dobbiamo pensare al futuro che non può essere il passato dei nostri genitori. Abbiamo bisogno di ossigeno, ripartendo dai grandi spazi di Terni, una città piena di contenitori, di aree pubbliche, che possono essere utilizzate per far cose nuove. Riniziamo dall’università ma collaborando con Roma, perché quello è un mondo che può meglio integrarsi con noi. Partiamo abbattendo i luoghi comuni, non è vero che il Ternano pensa solo alle cose più scontate, è una questione di proposte, di occasioni, partendo dalla constatazione che ci sono tante persone che possono dare tanto. C’è una ricchezza umana non espressa». A Terni, in viale Carducci, c’è un bar democratico anche nei sogni e nei desideri.
