di En.Ber.

La Procura di Perugia ha chiuso l’inchiesta Good Platts della guardia di finanza riguardante una presunta maxi frode da 25 milioni di euro nel settore del carburante. Tra gli indagati, 23 in totale più 15 ditte, c’è anche il noto imprenditore umbro della Olivi Gas, Mauro Olivi. Gli inquirenti lo considerano l’anello di collegamento di due associazioni per delinquere finalizzate alla truffa. A vario titolo le accuse riguardano Iva sottratta allo Stato grazie allo stratagemma delle ‘società cartiere’: ettolitri di benzina – è stato ricostruito – sono stati acquistati in Slovenia e in Croazia per poi essere rivenduti a società fittizie in Italia. Stando a quanto emerso dall’indagine il margine di guadagno veniva depositato in conti svizzeri.

«Un buon commerciante» Il gip Carla Giangamboni aveva definito la società Olivi Gas come un «ingranaggio fondamentale del meccanismo tramite il quale viene immesso nel mercato umbro carburante a prezzo fuori mercato». «Le accuse iniziali sono rimaste invariate rispetto a marzo quando scattarono gli arresti – ha dichiarato il legale di Mauro Olivi, l’avvocato Fernando Mucci -. Il mio cliente ha agito come qualsiasi buon commerciante acquistando la benzina al prezzo migliore possibile per poi rivenderla attraverso le cosiddette pompe bianche ossia quelle meno famose». Olivi, che non si è sottoposto a interrogatorio col pm Manuela Comodi, con ogni probabilità tra poche settimane riceverà la richiesta di rinvio a giudizio.

Quarant’anni di attività «Nel prendere atto dell’intervenuta notifica, quale atto dovuto, dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari – dichiara in una nota l’avvocato Nicola Di Mario – la Olivi Spa rivendica l’infondatezza delle accuse elevate a suo carico e la piena legittimità del suo operato avendo, nel corso degli oltre quaranta anni di attività nel settore umbro e nazionale degli oli combustibili, informato il proprio contegno alla puntuale e rigorosa osservanza delle disposizioni di legge vigenti in materia».

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