Marco Travaglio a Spoleto

«Ho sempre sperato in una destra liberale, ma siamo sfortunati: siamo passati da uno come Berlusconi a uno come Salvini». Così Marco Travaglio a Spoleto ospite degli Incontri di Paolo Mieli che hanno registrato una partecipazione senza precedenza: circa 500 quelli che sono riusciti a conquistare un posto a Palazzo Collicola, location forse troppo ristretta per gli Incontri di Mieli, diventanti sempre più rilevanti.

Travaglio Soltanto sabato pomeriggio, infatti, alla corte dello storico e giornalista sono arrivate anche Raffaella Carrà e Franca Leosini. Ma ad aprire il sabato pomeriggio di grandi ospiti è stato il direttore del Fatto quotidiano: «Non mi sono mai sentito di sinistra, neanche prima, neanche quando mi scambiavano per uno di sinistra solo perché facevo le battaglie contro Berlusconi. Io contrastavo Berlusconi perché non condividevo quello che faceva. Ho sempre sperato, al contrario, che in Italia nascesse una destra liberale, ma siamo sfortunati: siamo passati da uno come Berlusconi a uno come Salvini».

Carrà Tra rivelazioni, aneddoti e visioni Mieli ha anche accolto Raffaella Carrà, attesa a Spoleto da molti fan. Tra tante storie sulla sua vicenda artistica e alcuni commoventi ricordi di Gianni Boncompagni, la Carrà ha raccontato: «Nel 1970 mostrai l’ombelico in tv. Non mi sentivo bella, ma sentivo di avere una certa personalità. Volevo vivere di idee. Avrei voluto fare coreografia e governare un balletto immenso, inventare spettacoli, non essere io la protagonista delle mie invenzioni. Ma siccome non mi seguiva nessuno, mi misi al centro della scena».

Leosini A chiudere il sabato pomeriggio di Mieli, protagonista del format ideato dal gruppo di comunicazione Hdrà, guidato da Mauro Luchetti e Marco Forlani, è stata la giornalista Franca Leosini per oltre vent’anni prima cronista di nera in in Italia: «Per una puntata di Storie Maledette studio non solo tutti gli atti del processo, ma la psicologia delle persone, il loro retaggio. A distanza di tanti anni dall’inizio della trasmissione ciò che mi colpisce, non in positivo, è la dicotomia dei magistrati nel comminare condanne diverse a parità di reato. Faccio riferimento per esempio a Sabrina Misseri e alla madre, condannate all’ergastolo. Parolisi, nonostante abbia ucciso con 29 coltellate, è stato condannato a 18 anni».

 

 

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