di Daniele Bovi
Un albo delle associazioni di umbri all’estero e la ridefinizione della costituzione dell’organismo consultivo, che cambia anche nome. Nei giorni scorsi la giunta regionale dell’Umbria ha dato il via libera alla legge che riguarda gli «interventi a favore degli umbri all’estero e delle loro famiglie», che va ad abrogare e sostituire quella vecchia di 20 anni (la 37 del 1997), ormai «non più rispondente alle esigenze attuali». In tutto sette gli articoli che formano la disciplina quadro la quale riguarda, secondo i dati dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero aggiornati al 2015, quasi 35 mila persone. Tra le finalità, oltre al mantenimento dei legami culturali e sociali, c’è anche il «coinvolgimento nelle iniziative della Regione nei paesi di residenza» e agevolazioni in vista di un eventuale ritorno in Umbria.
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Obiettivi e destinatari Nel complesso la lista rispetto a 20 anni fa si allunga su un orizzonte che va dal «rafforzamento della identità culturale degli umbri all’estero» alla diffusione e promozione dell’associazionismo, dalla valorizzazione di conoscenze e professionalità maturate fuori dalla regione e del ruolo delle comunità umbre alla promozione delle attività della Regione anche attraverso i social network, fino al reinserimento di coloro che fanno ritorno. Ampliata anche la platea dei destinatati, tra i quali vengono aggiunti anche quelli che si sono laureati in Umbria e che si trovano da almeno due anni all’estero.
Nuova Consulta Con l’articolo 3 viene istituita la Consulta regionale degli umbri all’estero, che sostituisce il Consiglio regionale dell’emigrazione; a farne parte (senza alcun compenso salvo rimborsi spesa, sempre per un massimo di 18 mila euro come in precedenza) saranno d’ora in poi anche membri di istituzioni e organismi come Università (anche quella per Stranieri), Isuc, Adisu, Museo dell’emigrazione e non solo: a capo c’è il presidente della giunta regionale, e oltre a esso ne faranno parte un rappresentante dei Comuni, di Sviluppumbria, dei Gruppi di azione locale, dell’Aur, mentre vengono portate da otto a dieci le persone designate dalle associazioni e dalle federazioni e europee e altrettante non europee. Le nomine dureranno per l’arco della legislatura e le riunioni dovranno tenersi almeno una volta all’anno. La Consulta, con compiti sostanzialmente simili a quelli che aveva il Consiglio, dovrà proporre alla giunta interventi in tema d’emigrazione, eventi, iniziative e per lo sviluppo del coordinamento delle varie associazioni.
Albo Nel giro di quattro mesi dall’insediamento la giunta regionale, come ora, dovrà scrivere un piano di legislatura degli interventi e uno annuale, in cui si parli di iniziative, forme di collaborazione con le associazioni e così via. All’articolo 6 c’è l’altra novità della legge, ovvero l’Albo delle associazioni, del quale potranno far parte (la costituzione è prevista entro sei mesi dall’approvazione della legge, che si trova ora in commissione) quelle con almeno 50 membri, senza scopo di lucro e che operino da almeno tre anni. Alla Regione spetteranno anche azioni mirate per l’inserimento sociale, economico e formativo per chi torna a vivere in Umbria; nella legge si parla ad esempio del sostegno per la creazione di nuove imprese, borse di studio, politiche attive del lavoro mentre altre forme di assistenza possono essere create per chi ancora si trova all’estero. Invariata la possibilità per i Comuni di elargire delle somme come indennità di prima sistemazione per chi torna nella propria terra.
Twitter @DanieleBovi
