Le proteste di fronte a una scuola perugina

Questa mattina, presso la Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori, i Consiglieri Comunali del PdL hanno tenuto una conferenza stampa in merito al piano di dimensionamento scolastico territoriale del Comune di Perugia, ritirato giovedì scorso dalla giunta. Aprendo l’incontro con la stampa il capogruppo Rocco Valentino ha ripercorso le tappe della vicenda: «L’Amministrazione Comunale ha indetto numerose assemblee pubbliche sul punto e fino all’altro ieri era ferma sulle sue posizioni. Ora l’Assessore Ferranti, improvvisamente, ha fatto un passo indietro, ritirando la delibera e passando la decisione alla competenza del Ministero. Questa è una cosa impossibile, perché la riforma in oggetto è di esclusiva competenza del Consiglio Comunale. Ed è sempre stato così, anche se la Giunta ha voluto arrogarsi un diritto non dovuto, sfruttando un ordine del giorno di un consigliere di maggioranza. Ora prendiamo atto del ritiro della pratica e come PdL continueremo ad impegnarci affinché si possa giungere ad un risultato soddisfacente nell’interesse della città».

Perugia si ribella Massimo Monni, in avvio di intervento, ha rivolto un ringraziamento ai cittadini di Perugia «che hanno avuto il coraggio di costituire numerosi comitati per protestare contro questo sopruso. Vuol dire che a Perugia si ricomincia a respirare aria di libertà». Monni ha ribadito che la riforma per il ridimensionamento scolastico è stata portata avanti dall’assessore Ferranti e da 5 dirigenti (uno del Provveditorato agli studi, due del Comune e due scolastici): «In tutto questo caos, l’Amministrazione non ha preso mai in considerazione le osservazioni provenienti dalle scuole e dai genitori, con i risultati a voi noti. Oggi, infatti, siamo qui per amplificare quanto avvenuto a Perugia, con la giunta costretta a fare un passo indietro davanti alle proteste vibranti dei cittadini. E’ emersa, dunque, una coscienza critica della città davanti ai comportamenti ingiusti dell’Amministrazione»

Esecutivo impreparato Parola poi ad Andrea Romizi. Il vice Presidente del Consiglio Comunale ha detto che «da questa vicenda è emerso lo scarso spirito di collaborazione esistente tra Comune, Provincia ed ufficio scolastico. Il Comune, infatti, ha prodotto una riforma non condivisa e che avrebbe finito per distruggere il piano didattico, sollevando di conseguenza le forti proteste dei genitori e dei cittadini in genere. Ciò dimostra la scarsa attenzione da parte dell’Esecutivo, che si è rivelato impreparato di fronte alle critiche della gente. Tutto questo conferma che ci troviamo davanti ad un’Amministrazione paralizzata, che naviga a vista senza concentrarsi sui punti strategici (questione rifiuti, gestione del patrimonio, lavori nel centro storico, ecc.), perché costituita da assessori incapaci di agire».

Non c’è un’idea di città Romizi ha evidenziato che rispetto al suo predecessore Locchi («che aveva una visione della città con la quale non concordavamo»), «l’attuale sindaco non ha nemmeno una minima idea di città». Per Emanuele Prisco «c’è un problema di adeguatezza nel gestire le azioni del Comune: la riforma scolastica è stata fatta in maniera approssimativa e senza confrontarsi con i diretti interessati. Poi, a seguito delle inevitabili proteste, la Giunta ha deciso di ritirarla, lavandosene le mani e passando la palla a Regione e Ministero. Questo è un problema che non riguarda solo questo settore, ma diversi altri, sempre contraddistinti da interventi dell’Esecutivo senza un verso ed una logica. Al contrario la città avrebbe bisogno di opere concrete e razionali».

Troppo spazio ai dirigenti Per Renzo Baldoni invece «quanto accaduto per la vicenda scuola era già stato da noi previsto da tempo. L’assessore Ferranti, infatti, non è la prima volta che fallisce su riforme importanti, vedasi circoscrizioni. Avevamo evidenziato come PdL che il tavolo di lavoro era iniquo, perché intorno allo stesso non erano state invitate tutte le associazioni ed i comitati interessati. Ciò ha prodotto una delibera inidonea, anche se la Giunta continuava a sostenere di aver svolto un ottimo lavoro. Poi, con il recente ritiro, è arrivata la conferma che un buon lavoro non c’è stato». I consiglieri del PdL hanno concluso dicendo che a Perugia si registra «un’assenza totale della politica nelle decisioni importanti, lasciate troppo spesso alla discrezione dei dirigenti, ormai sempre più burocrati di partito. E’, insomma, una Giunta debolissima e non all’altezza della situazione, capace di sprecare un anno di tempo sull’elaborazione di una riforma inutile. Questo è lo specchio di una precisa situazione: la città è in totale abbandono e lasciata nelle mani dei dirigenti a fronte di un Esecutivo immobile».

Dalla maggioranza pieno sostegno Pieno sostegno alla decisione della giunta invece arriva dai capigruppo di maggioranza, che in una nota sostengono che il piano «continua ad essere un utile strumento di mediazione riguardo le pesanti ricadute di una applicazione burocratica del decreto Gelmini. Esso infatti, difende non solo il pieno utilizzo delle strutture e delle infrastrutture scolastiche, ma anche il percorso formativo garantito da un corpo docente che oggi, senza il suddetto piano, lo vedrebbe seriamente compromesso. I gruppi di maggioranza sono pronti a sostenere tutte le azioni che l’amministrazione comunale porterà nel dibattito consiliare e cittadino».

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