Il Protocollo è stato presentato mercoledì mattina a palazzo Donini

di Daniele Bovi

Nella centrale Enel di Gualdo Cattaneo verrà bruciato il 5, massimo il 10% in meno di carbone. Al suo posto, come noto da qualche giorno, ci sarà la lignina. A spiegarlo è stata la stessa Enel che mercoledì mattina ha firmato il protocollo con Regione e Centro di ricerca sulle biomasse di Perugia che ha come fulcro «lo sviluppo delle fonti energetiche» e la «valorizzazione energetica di biomasse». In particolare la «lignina quale comprodotto della produzione di bioetanolo di seconda generazione».

Cosa prevede l’accordo In sintesi l’accordo, di durata di 12 mesi rinnovabile per altri 12, prevede lo studio dell’utilizzo di colture dedicate come canna comune o miscanto per produrre bioetanolo e lignina in impianti industriali ancora da realizzare o già esistenti come quello di Nera Montoro. Lignina che poi andrà a sostituire in piccola parte (il 5-10% di cui sopra) il carbone nella centrale Enel di Gualdo Cattaneo e in prospettiva anche in quella di Pietrafitta.

Enel: faremo analisi dettagliate Un progetto che nel complesso, se gli studi daranno esiti positivi, potrebbe andare in porto entro cinque anni e che potrebbe avere risvolti di carattere nazionale: «Cercheremo di fare analisi dettagliate – ha detto il responsabile delle relazioni esterne territoriali di Enel Massimo Bruno, presente alla firma insieme all’assessore regionale all’Ambiente Silvano Rometti e al professor Franco Cotana del Centro di ricerca sulla biomasse di Perugia – per vedere se sarà possibile sostituire una parte del carbone».

Un’occasione per gli agricoltori Secondo quanto reso noto mercoledì mattina un impianto standard potrebbe produrre 40 mila tonnellate di bioetanolo e 60 mila di lignina, che in quanto a potere calorifico corrispondono a circa 50 mila di carbone. La centrale a carbone di Gualdo può bruciare al massimo 400 mila tonnellate e ad oggi, a seconda delle richieste del mercato, ne brucia tra 150 e 200 mila. Per produrre quelle 60 mila tonnellate di lignina, secondo il professor Cotana, servirebbero circa 4 mila ettari di terreno di colture dedicate o dai quali raccogliere quelli che per gli agricoltori sono solo rifiuti, come ad esempio la paglia che arriva dalla lavorazione del grano.

Trasporti e logistica Una parte dello studio riguarderà anche i temi del trasporto e della logistica. Ad oggi il carbone per Gualdo arriva su ferro fino a Foligno e poi da lì su gomma arriva alla centrale. Un piano che non dovrebbe variare molto: «Penseremo alla raccolta e al trasporto – spiega Cotana – privilegiando il ferro e cercando di minimizzare gli impatti. Un ragionamento poi andrà fatto sul fronte economico: «Alla fine – spiega Bruno – dovremo valutare anche i costi economici: quanto costerà questo prodotto?».

L’esperienza di Mossi&Ghisolfi All’incontro di mercoledì è intervenuto anche l’ingegnere Sandro Cobror che ha raccontato l’esperienza del Gruppo  Mossi&Ghisolfi, leader nel settore della produzione di bioetanolo di seconda generazione prodotto da scarti agricoli e colture dedicate. Un tipo di produzione che rappresenta anche un’occasione per il settore agricolo: «Noi – spiega l’ingegnere del gruppo da tre miliardi di dollari di fatturato e tremila dipendenti in mezzo mondo – usiamo solo colture non alimentari e stipuliamo contratti di filiera con il mondo agricolo per cercare di usare terreni marginali». Se venisse seguito l’esempio della Mossi&Ghisolfi in futuro non si potrebbe escludere anche la costruzione, vicino all’impianto per la produzione di bioetanolo, di piccole centrali da dieci o venti megawatt che costituirebbero una rete di piccole centrali a lignina.

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3 replies on “Riconversione centrale Enel di Bastardo, la lignina sostituirà al massimo il 10% del carbone bruciato”

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