Renzi al Capitini alcune settimane fa (foto F.Troccoli)

di Dan.Bo.

A due settimane dal voto i sondaggi pubblicati venerdì dai principali quotidiani nazionali sembrano confermare lo scenario che molti temevano: più che un voto consapevole e informato sul merito della riforma costituzionale quello del 4 dicembre assomiglierà molto a un referendum pro o contro il premier Matteo Renzi (che ha commesso l’errore capitale in avvio di campagna elettorale di personalizzare il voto) e il suo governo; un voto che sembra tendere dalla parte del No in modo abbastanza netto benché le incognite siano molte. Tutti numeri da prendere ovviamente con le molle viste le ultime performance dei sondaggisti, ma che comunque a 15 giorni da quello che è lo spartiacque dello scenario politico indicano una tendenza di fondo.

Repubblica Il sondaggio di Demos realizzato per Repubblica dà il No al 41 per cento e il Sì, che nel settembre scorso era avanti di 8 punti, al 34 per cento con una percentuale di indecisi del 25 per cento. Meno della metà del campione (il 45 per cento) conosce poco o niente della riforma a testimonianza di un voto molto personalizzato intorno alla figura di Renzi. Dati regionali non ce ne sono, ma secondo Repubblica nelle più o meno ex zone rosse il No è avanti con il 43 per cento mentre il Sì è fermo al 35 per cento e gli indecisi sono il 22 per cento; numeri molto simili per quanto riguarda il Sud Italia mentre al Nord la battaglia sembra più serrata: 38 per cento schierato con il No, 36 con il Sì e 26 per cento di indecisi. Tre quarti degli elettori dem sono a favore del Sì e percentuali speculari, ma a favore del No, ci sono tra quelli degli altri partiti (vedi Lega, M5S e non solo). Il No prevale secondo Repubblica tra i giovani e le fasce più istruite della popolazione, mentre il Sì tra gli ultra 65enni.

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Corriere Uno scenario che, se si rivelasse azzeccato, mostrerebbe un paradosso: il messaggio di cambiamento lanciato dal premier e dal governo non attecchirebbe nei terreni in teoria più favorevoli. Quanto al giudizio sul governo, è positivo solo nel 40 per cento dei casi. Il sondaggio di Ipsos per il Corriere della Sera parla, una volta depurata la platea dagli indecisi che secondo l’istituto sono il 13 per cento, di un No al 55 per cento e di un Sì al 45 per cento. Il Corriere offre anche un dato relativo alla partecipazione, che dovrebbe attestarsi intorno al 53 per cento: una platea di elettori che solo nel 12 per cento dei casi conosce nel dettaglio la riforma, mentre il 51 per cento a grandi linee. Solo una piccola parte di coloro che attualmente sono schierati con i due fronti (intorno al 13 per cento) potrebbe cambiare idea e inoltre il sondaggio nota un calo del Sì tra gli elettori dei vari partiti.

L’AGENDA DEGLI APPUNTAMENTI

Stampa Anche i sondaggisti del Corriere poi sottolineano come queste settimane siano caratterizzate da una forte personalizzazione e da strategie adatta più a una competizione politica che a una discussione intorno ai temi veri del referendum. L’Istituto Piepoli su La Stampa dà, tra coloro che sono già schierati, il No al 54 per cento e il Sì al 46 per cento con una fetta di indecisi pari al 24 per cento. Questi ultimi si dividono in questo modo: quasi la metà, 48 per cento, non ha alcun orientamento, il 24 per cento è per il Sì e il 28 per cento per il No. Tra gli elettori del Pd il Sì sfiora il 90 per cento e, anche in questo caso, Piepoli sottolinea come tra gli altri partiti di opposizione le percentuali, ma stavolta a favore del No, siano simili. Un terzo dichiara inoltre di conoscere correttamente i temi della riforma mentre gli altri due terzi voteranno «di pancia». Quanto all’affluenza, secondo Piepoli si attesterà oltre il 50 per cento.

Twitter @DanieleBovi

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