di Enzo Beretta
Nelle carte dell’inchiesta della guardia di finanza che ha portato agli arresti domiciliari i cinque componenti del consiglio direttivo del consorzio Cosap99 accusati di associazione per delinquere e appropriazione indebita, spunta il nome di un impiegato del Comune di Città di Castello indagato per corruzione. Nel novembre 2015 l’uomo – è la versione accusatoria – avrebbe ricevuto dal vicepresidente del consorzio Mario Lillocci una busta chiusa contenente una somma di denaro imprecisata. Lo scambio sarebbe avvenuto in un ascensore e avrebbe dovuto agevolare l’attività degli ambulanti in una fiera dell’Alto Tevere in programma ad agosto 2016. Secondo il Gip l’ipotesi della busta «prezzo della corruzione» è «assai suggestiva» ma è fondata su dichiarazioni, provenienti da intercettazioni telefoniche, senza riscontro.
Gli interrogatori Dinanzi al Gip si sono tenuti gli interrogatori di garanzia dei cinque arrestati che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Si tratta di Massimiliano Baccari, 44enne perugino presidente di Cosap99 e numero uno regionale di Fiva-Confcommercio, del vice Lillocci (63, Assisi), e dei tre consiglieri Leonardo Rosignoli (segretario 38enne eugubino), Valter Agostinelli (cassiere, 49, di Spello) e Lanfranco Proietti (consigliere, 55enne, nato in Svizzera). Sul tavolo del giudice ci sono le loro lettere di dimissioni dal consorzio e certamente questa strategia difensiva avrà un peso sulla decisione di confermare o meno la misura cautelare. I cinque – è spiegato nelle imputazioni – organizzavano le mostre mercato in Umbria, partecipavano alle fiere comunali riscuotendo le quote associative dai consorziati e, «in nero», alcune quote di partecipazione dagli ambulanti presenti ai mercati. Quanto «nero»? 78.618 euro, secondo i calcoli della Procura, dal 29 gennaio 2015, festa di San Costanzo a Perugia, alla ricorrenza dell’anno successivo. Passando per ‘Il mercato dei 4 ponti’ (edizione estiva e invernale), ‘Gusti e sapori nel mondo’ (Expo Perugia) dove viene registrato l’episodio di appropriazione indebita più ricco da 44.530 euro, ‘Pian di Massiano in fiore’, Trestina in fiera’, la ‘mostra mercato dell’Immacolata’ a Spoleto e ‘La befana vien dal cielo’ ad Assisi.
Le accuse: associazione e appropriazione indebita L’inchiesta inizia in seguito alle dichiarazioni di un commerciante-ambulante all’Agenzia delle Entrate (estate 2015) il quale racconta di aver saputo che gli amministratori della Cosap99 «utilizzavano pratiche illecite nella gestione dell’ente». Secondo l’accusa per appropriarsi delle somme del consorzio venivano emesse fatture per operazioni inesistenti o comunque gonfiate. Dove si parla della presunta associazione per delinquere il Pm spiega che i cinque «si appropriavano, previa ripartizione delle somme non contabilizzate e riscosse per conto del consorzio, istigavano i fornitori ad emettere fatture per operazioni parzialmente inesistenti e corrompevano pubblici ufficiali erogando somme di denaro». Inoltre una parte degli utili, derivanti dalle attività del consorzio, essenzialmente i contributi di associati e ambulanti per partecipare alle fiere, «non sono stati destinati alle finalità sociali ma spartiti tra i cinque» di Cosap99. Importi contenuti ma che «pervengono agli indagati con continuità tenuto conto delle numerose fiere organizzate dal consorzio».
La difesa L’avvocato Fernando Mucci, difensore di Baccari, fa notare che «molti partecipanti alle fiere sono hobbisti e pertanto non sono gestiti dalla Cosap99». Gli altri legali impegnati nella difesa sono Franco Bizzarri e Nicola Cittadini. Spiega Bizzarri: «I nostri clienti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dinanzi al giudice producendo, però, lettere di dimissioni con efficacia immediata dalle cariche finora ricoperte in Cosap99, Fiev e Fiva-Confcommercio. Così facendo vengono meno le esigenze cautelari divenendo impossibile la reiterazione del reato». La decisione del Gip arriverà all’inizio della prossima settimana.
