di M.T.
«Un segno di carità concreto per il Giubileo», la chiesto Papa Francesco alle chiese e quelle di Perugia e Assisi non si sono fatti attendere. Eccoli sotto gli occhi di tutti gli empori della carità crocevia tra chi ha bisogno di cibo e chi, organizzandosi, riesce a ridurre lo spreco e accogliere chi è più sfortunato con la busta della spesa. Non immediato alla comprensione il nome, ma ormai sulla bocca di tutti, gli empori, stanno demarcando sul territorio la dimensione della solidarietà della nostra gente e dell’operosità della chiesa locale. Ne sono stati inaugurati due negli ultimi giorni, dopo i tre precedenti e un alto in cantiere a Ponte San Giovanni, nella periferia perugina.
FOTOGALLERY: EMPORI A MARSCIANO E ASSISI
L’emporio di Assisi Quello voluto dalla chiesa di Assisi è l’Emporio solidale 7 ceste, aperto in via D’Annunzio 8 a Santa Maria degli Angeli, nato dalla collaborazione tra il Comune di Assisi e la Caritas diocesana. Sorto da un sogno del direttore della Caritas suor Elisa Carta è diventato realtà grazie anche all’ingente donazione di ventimila euro pervenuta dalla maratona di beneficienza ‘Con il cuore, nel nome di Francesco’ presentata da Carlo Conti e organizzata dai frati di San Francesco che suor Elisa ha citando il custode padre Mauro Gambetti presente domenica alla cerimonia. Il vescovo Sorrentino nell’illustrare l’Emporio ha fatto riferimento a uno dei capitoli del ‘libro del Sinodo’ che consegnerà il 14 maggio nella cattedrale di San Rufino. Precisamente a quello che riguarda la carità, intitolato ‘Ne ebbe compassione’ e sottotitolato ‘Dall’elemosina, alla condivisione, alla carità politica’. Nello spiegare queste ultime tre parole ha sottolineato che dobbiamo «aprire le braccia del cuore, le nostre case e le nostre mense» e ha concluso che l’Emporio risponde all’invito di Papa Francesco di lasciare un segno per questo anno della Misericordia.
Sindaco e suor Elisa Il sindaco Lunghi dopo aver citato quanto affermato da Paolo VI e cioè che «la politica è la più alta forma di carità» ha rovesciato tale citazione dicendo che è «la carità cristiana la più alta forma della politica» e ha aggiunto che vedere un popolo che si mette insieme e collabora portando ognuno il proprio mattoncino è una grande cosa. «Quello che abbiamo fatto – ha concluso – è un punto di arrivo perché abbiamo fatto una cosa concreta e un punto di partenza perché da qui potranno aprirsi altre strade». Suor Elisa ha dichiarato: «Consegniamo a questa città una perla, la perla dell’Emporio. Abbiamo anche altre perle come: l’accoglienza che tante comunità stanno facendo ai nostri profughi. Abbiamo inoltre le altre ‘opere segno’ che già esistono e che stiamo cercando di ampliare. Quando si tratta di poveri – ha aggiunto – sogno e offro a Dio i miei sogni. Se è sua volontà si realizzano». Ha poi spiegato come dallo spreco del pacco alimentare, a volte buttato anche se in parte, è nato il sogno di aprire l’Emporio. «Io sono contro lo spreco alimentare – ha sottolineato -. Sono stata in Africa tanti anni e ho visto tanti bambini e carcerati morire di fame. Lo spreco è contro la fame nel mondo».
L’Emporio di Marsciano «Ci rendiamo conto che l’Emporio non è molto davanti alle tante necessità dell’oggi, che sono sotto gli occhi di tutti. Si tratta di una goccia, ma di una goccia che fa elevare il livello del mare e la Chiesa ancora una volta si rivela premurosa maestra di umanità per il vero progresso della stessa umanità». Così ha concluso in suo intervento mons. Giuseppe Ricci, parroco dell’Unità pastorale di Marsciano-Schiavo-Migliano-Morcella-Poggio Aquilone dell’archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, pronunciato all’inaugurazione dell’Emporio ‘Betlemme”'(Casa del Pane), svoltasi il 10 aprile nel complesso parrocchiale Sant’Orsola di Schiavo. Si tratta del terzo Emporio che la Caritas diocesana attiva in meno di due anni, dopo quelli del “Villaggio della Carità” di Perugia e della “Divina Misericordia” di San Sisto. Quest’ultimo, insieme all’emporio “Betlemme”, rappresenta l’opera segno diocesana voluta dal cardinale Gualtiero Bassetti per il Giubileo Straordinario che stiamo vivendo, come ha sottolineato mons. Ricci: «Siamo nell’Anno santo della Misericordia e papa Francesco, con la concretezza che contraddistingue il suo pontificato, ha chiesto alle Diocesi di creare un segno visibile di carità a ricordo di quest’anno benedetto. La nostra comunità diocesana, su indicazione del suo cardinale arcivescovo, ha subito messo in cantiere la nascita di tre nuovi Empori, oltre a quello attivato nel 2014 presso il “Villaggio della Carità”. Ci resta da inaugurare l’ultimo Emporio, progettato dalla Parrocchia di Ponte San Giovanni, che è in fase di allestimento».
Todini e Giulietti Il sindaco Todini si è soffermato sul delicato tema del recupero del cibo che viene sprecato: «Dobbiamo fare in modo che l’iniziativa dell’Emporio sia inclusa in un progetto più ampio da portare avanti, volto non solo a recuperare il cibo che rischia di andare perduto, ma anche a sensibilizzare noi stessi affinché se ne faccia un uso più rispondente ai bisogni. Questo Emporio non distribuisce solo prodotti di prima necessità, ma è anche un altro ‘mattone’ che mettiamo nel ‘muro’ di questa comunità, una ‘casa’ che chiamiamo Marsciano, comunità civile, solidale e, quando serve, accogliente». Il vescovo ausiliare mons. Giulietti, nel commentare il passo evangelico di Luca ha ricordato che «a Gesù non piace il limite-confine della carità, che il dottore della legge detta. Per i cristiani è il bisogno che dà la misura della carità. La situazione di bisogno ci sollecita a fare altre cose per rispondere ad un bisogno che è diventato più rilevante. E quali altre cose significa questo Emporio? In primis una maggiore dignità nel venire incontro alle persone, che arrivano e scelgono i prodotti di cui hanno più bisogno. All’Emporio la gente viene accolta come l’amico che arriva a casa nostra. Per questo la carità va fatta con dignità, perché gente come noi ha bisogno. E questo è un salto importante, che nasce dalla percezione di un bisogno. Lotta allo spreco alimentare non è una sfida solo ecclesiale, ma coinvolge tutta la gente di buona volontà. Questo Emporio, come gli altri già operativi, sarà non solo un’opera della Chiesa per le persone in difficoltà, ma un’opera di tutti, perché tutti possano essere più attenti agli altri per costruire quella società solidale che è nel progetto di Dio in cui tutti si prendono cura degli altri. L’Emporio è un luogo di educazione alla carità di tutto il corpo sociale»
