«Il progetto, presentato oltre un anno fa, prevede improbabili destinazioni d’uso». Così Simona Montesi del Centro studi Malfatti definisce l’intervento edilizio, recentemente approvato dalla giunta comunale, per la riqualificazione dell’area ex Camuzzi.
Ex Camuzzi «Questa gestione del progetto – tuona la Montesi – è il frutto di una amministrazione autoreferenziale e orientata al fallimento, che antepone interessi privati e privatistici alle reali esigenze della cittadinanza, economicamente martoriata da una crisi settennale». Secondo la stessa, si nasconderebbero poco chiare e poco ragionevoli finalità dietro al mega progetto che prevede «solo 5 mila metri quadrati (mq) di verde pubblico, rispetto ad un’area gigantesca a destinazione d’uso commerciale/direzionale, con innalzamento di torri di oltre 15 piani e un parcheggio di oltre 30 mila mq. Per non considerare l’utilizzo del sottosuolo per altri parcheggi e la realizzazione di una bretella viaria la cui necessità ed efficacia non è stata dimostrata».
Progetto Tra le righe dell’aspre critica ai lavori previsti nell’area da tempi degradata, l’esponente del Centro studi Malfatti parla di «opera faraonica quanto inutile e di improbabile profittabilità dal punto di vista finanziario». La stessa accusa l’amministrazione comunale di poca lungimiranza: «Si dovrebbe – scrive – considerare l’opportunità che offre la nostra città ospitando alcune facoltà universitarie. L’area ex Camuzzi – propone – limitrofa alla stazione ferroviaria e al capolinea delle autolinee, potrebbe ospitare proprio un campus universitario, piuttosto che l’ennesima cattedrale nel deserto».
Metodo «Paradossale – ammonisce la dottoressa Montesi – il fatto che nella città che per prima al mondo negli anni 60’- 70′, ha visto nascere l’urbanistica partecipata non siano stati chiamati in causa e consultati gli attori principali del processo: i cittadini. I proclami e le linee programmatiche pre e post elettorali in tema di governo del territorio, emanati dal partito di maggioranza e pubblicati oltre un anno fa, pur condivisibili, mancano di attuale, effettiva realizzazione. Il 99% di quanto promesso è stato disatteso. Si proclamava – dichiara – di tener sempre presenti le esigenze della comunità, di considerare sempre l’impatto ambientale ex ante nella valutazione e adozione di progetti che modificassero il tessuto urbano».
Il verdetto In conclusione, dal Centro studi Malfatti viene lanciata la riflessione, riprendendo parte del programma regionale in fase elettorale: «Ecco come si concludeva il programma politico presentato per le ultime elezioni regionali dal Partito democratico al capitolo edilizia e appalti (scheda n. 8) ‘Siamo convinti che il suolo sia un bene comune e come tale abbia bisogno di essere difeso, controllato e tracciato, per accrescere la trasparenza nei comportamenti, dei rapporti e per misurare il grado di aderenza della progettualità pubblica con le iniziative private, dell’interesse legittimo particolare con quello preminente della collettività’. Ma allora, l’area ‘ex Camuzzi’ è l’ennesima occasione in cui i nostri amministratori disattendono il mandato loro affidato e le linee guida programmatiche che si sono loro stessi assegnati!».
