Al centro Arcangeli in aula (foto Colonna)

di Massimo Colonna

Andrea Arcangeli è stato condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio volontario di Victor Marian Iordache, 38 anni. La sentenza è stata emessa poco dopo le 14 dal gup Massimo Zanetti che ha celebrato il procedimento con la formula del rito abbreviato, così come richiesto dall’avvocato Francesco Mattiangeli, che assiste il quarantacinquenne ternano. In aula anche i familiari di Iordache ucciso nell’aprile 2014 e poi sepolto da Arcangeli nei boschi tra Molenano e Miranda dove è stata ritrovata la salma nel luglio dello stesso anno. Accolte le richieste del pubblico ministero Elisabetta Massini.

Il ritrovamento del cadavere: fotogallery e video

La condanna Il giudice Zanetti ha dato lettura della sentenza intorno alle 14 di mercoledì nella stanza 318 al terzo piano del palazzo di Giustizia ternano: Arcangeli è stato così condannato a 16 anni di carcere per i reati di omicidio volontario e occultamento di cadavere. La sentenza, le cui motivazioni saranno rese note alle parti entro 60 giorni, fissa anche una provvisionale di 50mila euro a testa per il risarcimento civile dovuto alle parti civili, rappresentate dall’avvocato Massimo Proietti, ossia la madre, la sorella e il fratello di Victor Marian Iordache. Il gup ha anche confermato la custodia ai domiciliari per l’omicida, regime già fissato durante le indagini, condotte dall’ufficio di polizia giudiziaria della polizia con gli agenti della squadra mobile e della squadra volante.

Il gioco delle attenuanti Nella requisitoria prima della camera di consiglio il piemme Massini aveva chiesto una condanna a 16 anni per omicidio volontario inserendo le attenuanti generiche, in particolare quella della collaborazione, dovuta al fatto che è stato lo stesso omicida a portare gli inquirenti sul luogo in cui aveva nascosto il cadavere. Proprio l’accertamento delle attenuanti sarà uno dei passaggi più dibattuti tra le due parti.

Le parti civili Da un lato infatti i famigliari della vittima dissentono sulla valenza delle generiche. «Sentenza comprensibile dal punto di vista giuridico – spiega fuori dall’aula l’avvocato di parte civile Proietti – anche se difficile da accettare dal punto di vista umano. L’elemento premiante delle attenuanti generiche ha condotto ad uno sconto di pena che noi riteniamo esagerato. Le attenuanti dovevano essere accettate in maniera equivalente e non prevalente, anche perché la collaborazione deve essere totale per essere riconosciuta come attenuante, non basta il solo ritrovamento del cadavere».

La difesa Parlano invece di «sentenza equilibrata e soddisfazione» Francesco Mattiangeli e Vittorina Sbaraglini, i legali difensori di Arcangeli. «Siamo soddisfatti – spiega Mattiangeli – soprattutto perché sono concesse le attenuanti generiche per la collaborazione e per l’esclusione dell’aggravante della premeditazione che noi riteniamo non sussista. Ora aspettiamo il deposito delle motivazioni della sentenza».

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