La conferma di Battistini è poco più di una formalità (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Del weekend che ha segnato la frattura tra il presidente Roberto Damaschi e l’ormai ex socio Franco Fedeli, Pierfrancesco Battistini non parla. Nel corso delle trasmissioni televisive del lunedì sera Fedeli ha ufficializzato un addio noto ormai dal pomeriggio, mentre Damaschi, dalle Canarie dove si trova in vacanza, ha risposto colpo su colpo. Prima di tutto c’è la questione relativa agli investimenti. Damaschi, ospite di Umbria Tv, ha fatto notare come esistano due Fedeli: uno che in pubblico promette fiumi di soldi, l’altro che in privato sarebbe ben più parsimonioso. Da parte sua invece Fedeli avrebbe voluto essere difeso dalle contestazioni, in verità assai circoscritte, risuonate domenica sugli spalti del Comunale di Spoleto.

Questione di fiducia Difficile in realtà pensare che un imprenditore e un dirigente dell’esperienza e dalla pelle dura come Franco Fedeli possa aver deciso di abbandonare solo per alcuni cori circoscritti. Al fondo pare esserci più una questione di fiducia. La consistenza dell’affaire Cerezo conta assai poco: più importante è che alla stampa sia stata spifferata una conversazione che doveva restare riservata. Spifferi che hanno incrinato il rapporto di fiducia: «E’ il primo caso – ha detto Fedeli al Messaggero – di un socio cacciato da un dipendente». Dipendente che con un gioco di parole («è un uomo di Chiesa») Fedeli identifica in Alvaro Arcipreti, il direttore sportivo con cui il feeling, per usare un eufemismo, non è mai stato dei migliori. Di tutto questo però mister Battistini, un altro che non ha mai amato Franco Fedeli, venendo ricambiato, non parla.

Battistini: C2? Questa squadra è pronta Più che del futuro societario il tecnico parla del futuro sportivo, partendo dalle certezze che l’attuale gruppo di giocatori garantisce: «Per una eventuale C2 – spiega – credo che questa squadra non abbia delle necessità esagerate. Questo è un gruppo importante e buona parte di esso è pronta per ripartire anche il prossimo anno». Tradotto, qualcuno giocoforza se ne andrà, ma la squadra è pronta per un campionato di vertice con pochi innesti mirati: «Ho cominciato a guardare – dice sempre il tecnico – alcune partite di C2 e il livello devo dire che non mi sembra molto più alto di quello della serie D».

Si vince con società solide La differenza, in uno scenario terremotato da debiti e precarietà gestionali, la farà, a detta del tecnico, la solidità delle società. Un punto già a vantaggio del Perugia: «In questi campionati – dice Battistini – fanno bene quelle realtà che operano in maniera oculata, il calcio improvvisato non esiste più. La parte tecnica è sostenuta da una società compatta: chi non possiede questo connubio non riesce a vincere». All’orizzonte dunque non si prevedono stravolgimenti: «La continuità del lavoro – spiega – è importante, rivoluzionare sempre tutto può togliere qualcosa. Non bisogna smantellare squadre che hanno fatto così bene, ci vogliono giocatori forti e giovani interessanti, gente di personalità almeno pari rispetto a quella che abbiamo adesso».

Una formalità A guidare nella continuità questo lavoro iniziato dopo il crac Covarelli ci sarà, a meno di stravolgimenti al momento impensabili, lo stesso Battistini. La sua conferma infatti appare come poco più di una formalità che verrà ufficializzata nel corso di una riunione tra i soci che si terrà dopo Pasqua. «Le parole spese con Damaschi dopo il match con la Sestese – dice sempre il tecnico romano – erano molto chiare. Io non me le rimangio, e neanche lui. Per me essere qui è un sogno perché c’è tutto quello che serve per lavorare bene».

Il triplete Sul possibile «triplete» dato dalla vittoria della poule scudetto che si giocherà dal 22 maggio all’11 giugno tra le vincenti dei nove gironi di serie D, Battistini non si sbilancia. Molto conta dai programmi della società. Come comunicato dal tecnico stesso, la partenza della preparazione potrebbe essere fissata, ma è solo un ipotesi, intorno al 15 o 16 luglio: «Quaranta giorni di preparazione – dice – sono necessari per arrivare al meglio. A Lanciano i giocatori mi hanno detto: “Ora ci riposiamo un pochino e poi andiamo a vincere anche lo scudetto”. Se la società ci vorrà puntare non credo che l’11 giugno sia troppo tardi. Ai giocatori basta staccare tre o quattro settimane dal calcio per ripresentarsi carichi agli allenamenti».

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