La riapertura della Sala (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Uno scrigno di buoni pensieri ed energie, un luogo che merita contenuti importanti e che mi piacerebbe rappresentasse la Perugia che si rimette in movimento, dove tenere sedute aperte con l’amministrazione per condividere idee e dove incontrare periodicamente la stampa». Il sindaco di Perugia Andrea Romizi ha riaperto mercoledì mattina le porte della Sala Gialla di palazzo dei Priori, che si trova accanto a quella Rossa e che da tempo era stata trasformata negli uffici dei vari vice sindaco della città. «Era un mio capriccio – ha detto Romizi durante l’inaugurazione alla quale hanno partecipato molte persone tra membri di giunta, l’assessore regionale alla Cultura Fernanda Cecchini, dirigenti, rappresentanti della Soprintendenza, restauratori e storici dell’arte -: come mai una sala così bella non era stata resa fruibile alla cittadinanza?».

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Restauro La sala è stata sottoposta a un restauro conservativo realizzato da artigiani locali e ha interessato l’ingresso della sala, le decorazioni pittoriche, le parti lignee, la volta affrescata e il parquet antico, montato semplicemente a incastro negli anni ’40 e in alcune parti restaurato a causa dei danni subiti da mobili e sedie. In più è stato realizzato anche un nuovo impianto elettrico, di trasmissione dati e sono stati installati led che illuminano gli affreschi. «Abbiamo restituito – ha spiegato la Soprintendenza – dignità a un luogo che era la cappella dei priori e che nel corso dei secoli ha subito numerosi cambiamenti. È stata tolta la polvere ed è stato fissato tutto. Forse sotto le stoffe gialle, applicate a inizio Novecento, si trovano degli affreschi e questo potrà essere oggetto di studi futuri».

Art bonus Rimossa anche tutta l’impiantistica relativa al vecchio ufficio e ne è stata installata una nuova, ora nascosta dietro la parte bassa della parte, interamente restaurata. Nel corso della mattinata Romizi ha fatto anche il punto sulla raccolta fondi legata all’Art bonus, rivelando che per quanto riguarda due beni (il pozzo di San Francesco e la fontana di via Maestà delle volte, per i quali servono rispettivamente 15 mila e 25 mila euro), l’obiettivo è sostanzialmente centrato. «Ma in ogni frazione o territorio – ha detto il sindaco – c’è qualcosa che necessita delle nostre attenzioni e insieme all’ingegner Ricci stiamo facendo un elenco, dal monumento ai caduti di Montepetriolo al quale abbiamo rimesso la luce ad altri piccoli interventi». Il sindaco ha parlato anche delle mura, «uno dei tratti dimenticati della città al quale bisogna ridare visibilità, importanza e dignità. Una città riparte se lo fa dal proprio patrimonio culturale».

La Sala La Sala Gialla, come ha spiegato il professor (e consigliere comunale) Franco Ivan Nucciarelli è una cappella palatina, ossia la cappella privata che un sovrano, un principe o semplicemente un padrone di casa desidera avere nella propria residenza. Realizzata nel secondo Cinquecento da una parte dell’allora Sala delle udienze (l’odierna Sala Rossa), nella parte alta ci sono una serie di affreschi di scuola tardo manierista che il perugino Matteo Salvucci fece negli anni ’20 del Seicento (in precedenza c’erano quelli firmati dall’assisiate Dono Doni, che aveva lavorato anche nell’adiacente Sala Rossa) e nei quali si possono leggere le storie di San Francesco e San Domenico (fondatori dei due ordini mendicanti dominanti a Perugia) mentre sulla volta compare San Ludovico da Tolosa che è, come non molti sanno, il quarto santo protettore della città. Una volta terminato l’allestimento si trasferì qui dalla cappella vecchia la «Pala dei Decemviri», una delle opere più importanti del Perugino, non più a Perugia.

Affreschi Negli affreschi compare anche Sant’Ercolano, uno degli altri santi protettori insieme a San Lorenzo e San Costanzo, mentre una spiegazione la merita la presenza di San Ludovico. Figlio del re di Napoli Carlo II e di Maria, figlia del re d’Ungheria Stefano IV, nipote del re di Francia Carlo IX e imparentato con santa Elisabetta d’Ungheria o di Turingia, dalla prima metà del secolo XIV venne ascritto ai santi patroni perugini. Mentre per molti santi è difficile risalire all’inizio del percorso iconografico, per san Ludovico di Tolosa è possibile individuare la prima raffigurazione: una pala d’altare di Simone Martini (oggi conservata a Napoli), d’eccezionale importanza per il livello dell’artista, la qualità pittorica, il messaggio politico e simbolico (si vede il santo incoronare il fratello Roberto D’Angiò) e anche per il fatto di essere il primo ritratto (quello di Roberto D’Angiò) nella pittura italiana di un personaggio vivente.

Twitter @DanieleBovi

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