Salvatore Parolisi ospite di «Quarto Grado»

Non più 30 anni di carcere ma 20. È quanto deciso mercoledì dalla Corte d’appello di Perugia dove si è tenuta l’udienza per il processo a Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’Esercito in carcere per l’omicidio della moglie, Melania Rea, uccisa il 18 aprile del 2011 con 35 coltellate e il cui corpo venne ritrovato nel boschetto delle Casermette, a Ripe di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo. Una udienza dal contenuto ‘tecnico’, a porte chiuse, al termine della quale la Corte dovrà si è pronunciata dopo che, il 10 febbraio scorso, la Suprema Corte, pur riconoscendo la responsabilità dell’imputato nell’omicidio, ha disposto un nuovo processo per rideterminare al ribasso la pena a 30 anni inflittagli in appello, eliminando la contestata aggravante della crudeltà. Parolisi, difeso dai legali Walter Biscotti e Nicodemo Gentile e recluso a Teramo, non era presente in aula.

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Le richieste Il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola in mattinata aveva chiesto la riduzione della pena da trenta a venti anni per il caporal maggiore. Un calcolo a cui si arriva escludendo per Parolisi l’aggravante della crudeltà, come chiesto dalla Suprema Corte il 10 febbraio scorso, pur riconoscendo la responsabilità dell’imputato nell’omicidio. A difendere Parolisi sono gli avvocati perugini Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, che hanno chiesto un «doppio sconto» di pena, che a loro avviso non dovrebbe superare i venti anni: i legali hanno chiesto l’esclusione dell’aggravante della crudeltà e la concessione delle attenuanti generiche. Pochi minuti dopo le 11 la Corte si è ritirata in camera di consiglio, dalla quale è uscita intorno alle 12.30 pronunciando il verdetto.

Pena giusta «Chiediamo che sia una pena giusta ed equa – aveva detto in precedenza Gentile -, tenendo conto anche di tutta una serie di elementi che a nostro avviso possono portare a concedere al nostro assistito le attenuanti generiche». Tra queste il legale ha parlato del comportamento processuale dell’imputato, della sua giovane età, della suo essere incensurato e del suo essere «militare irreprensibile». «Tutta una serie di elementi – aveva concluso il legale – che se valutati con serenità potrebbero portare a un ulteriore sconto sotto i 20 anni».

Negare le attenuanti Costagliola ha motivato la sua richiesta spiegando che «era il massimo della pena possibile dopo la decisione della Cassazione». Il sostituto procuratore ha poi spiegato di aver chiesto che vengano negate a Parolisi le attenuanti generiche. «Tutte le situazioni che si sono create e che si sono accertate – ha spiegato Costagliola – dalla condotta di Parolisi durante, prima e dopo il processo, chiariscono che non merita nessun tipo di attenuante. Ha negato il rapporto che aveva con la sua ex allieva e ha vilipeso il cadavere per far pensare che fossero state altre persone ad uccidere sua moglie». Ad attendere il verdetto ci sono invece il padre e il fratello di Melania, Gennaro e Michele Rea, accompagnati dal loro legale di parte civile, Mauro Gionni. Nelle oltre 100 pagine di motivazioni della sentenza, la prima sezione penale riconosce Salvatore Parolisi come unico responsabile del delitto, maturato in una «esplosione di ira ricollegabile a un litigio tra i due coniugi».

La sentenza Le ragioni fondanti del litigio, aggiunge la Suprema Corte nelle motivazioni «si apprezzano nella conclamata infedeltà coniugale» di Parolisi. Il «fatto delittuoso», sottolineano i supremi giudici, si inserisce nel contesto di una giornata ‘apparentemente normale’, i due coniugi erano attesi di lì a poco a casa di amici», la figlia «era con loro» e «non è risultato alcun particolare contatto, nella fascia oraria immediatamente precedente, con ulteriori soggetti o terzi tale da far ipotizzare ulteriori e anomali appuntamenti». La ricostruzione operata dagli inquirenti «colloca» Parolisi «sul luogo del delitto» e «costruisce il delitto stesso in termini di ‘occasionalità’» ossia legato al «dolo d’impeto» e non alla «premeditazione».

Il ricorso Per i giudici «la mera reiterazione dei colpi», anche se «consistente», non può essere ritenuta «fonte di aggravamento di pena», in relazione all’aggravante dell’aver agito con crudeltà. Il caporal maggiore dell’Esercito, unico imputato per l’omicidio della moglie, è stato condannato dai giudici di primo grado al massimo della pena, con isolamento diurno. Il 30 settembre 2013 la sentenza di secondo grado: Parolisi viene condannato a 30 anni dalla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila. Quindi il ricorso presentato dai suoi legali, e il nuovo verdetto della Corte di Cassazione. A presiedere la Corte d’assise d’appello di Perugia Maria Rita Belardi. A latere Massimo Ricciarelli. Sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola, lo stesso che si occupò del processo per l’omicidio di Meredith Kercher.

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