Tk-Ast (foto F.Troccoli)

di C.F.
Twitter @chilodice

La vendita di Vdm (leghe speciali) a Lindsay Goldberg e la comunicazione con cui ThyssenKrupp ha spiegato a chiare lettere di aver sempre sottolineato «l’intenzione di non conservare le due società (Vdm e Ast, ndr) nel medio e lungo periodo» ha messo in agitazione lavoratori e sindacati.

LA VERTENZA AST
LA VICENDA AST IN UN MINUTO

Venduta Vdm e spettro cessione Ast Per la verità diversi rappresentanti dei lavoratori masticano amaro: «C’è poco da stupirsi, fin dalla riacquisizione abbiamo sempre e tutti saputo che Thyssen Krupp sarebbe stata di transito a Terni, ma certo apprendere dai giornali la vendita di Vdm e le intenzioni su Ast quando il giorno prima le Rsu erano in azienda con l’amministratore delegato Lucia Morselli per conoscere il nuovo responsabile personale (Francesco Percivalle, ndr), fa incazzare». Anche perché in ballo, nell’immediato, c’è la produzione del titanio che le parti nell’accordo del 3 dicembre firmato al Mise si erano impegnate a rilanciare, mentre ora è a rischio smantellamento.

A rischio smantellamento titanio Già, perché i 25 operai rimasti in organico al titanio hanno fin qui operato di fatto come terzisti per Vdm che forniva la materia prima per fare in media 60 lamiere, l’unico prodotto che ancora si lavora a Terni, tutte evase per questo mese, almeno stando a quanto riferiscono le Rsu. Non si sa neanche da chi ci si approvvigionerà del metallo leggero, visto che Lindasy Goldberg non è un’industria ma un fondo private equity, che fa di tutto tranne vendere titanio. Il timore per il futuro dei 25 operai naturalmente è forte, ma a preoccupare è soprattutto il rischio di smantellamento del titanio una delle diverse produzioni di Ast che hanno fatto la forza del sito siderurgico di Terni «che sta perdendo – è il commento – specificità che rappresentavano un paracadute in fasi di mercato critiche per altre lavorazioni, perché sul fronte della produzione non dimentichiamo che il forno del titanio è spento da 4 anni».

Richiesta d’incontro urgente al Mise Per questo, ma anche per lo spettro della cessione di Ast tornato a spaventare Terni, i segretari provinciali sono tornati a bussare alla porte dei nazionali chiedendo un rapido intervento che alla fine è arrivato. Una richieste urgente di incontro al Mise è stata inoltrata al governo per discutere e approfondire l’accordo del 3 dicembre, visto che se con le Rsu la direzione di viale Brin al tavolo si siede seppur poi alzandosi e proseguendo per la propria strada, con le segreterie provinciali non c’è più confronto da un bel pezzo.

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