di Barbara Maccari 

Si è tenuta sabato pomeriggio, nella sala degli stucchi di Palazzo Bufalini a Città di Castello, la presentazione del libro «Il sangue delle donne» scritto dal giornalista Alvaro Fiorucci, ed inserito nel calendario della giornata internazionale della donna organizzata dal comune tifernate. Il sindaco Luciano Bacchetta e l’onorevole Walter Verini hanno detto in coro: «Ci siamo chiesti se fosse stato il caso di annullare il calendario degli eventi in virtù della tragedia di Uppiano di ieri sera, ma poi parlandone abbiamo deciso di confermare tutto in segno di solidarietà e rispetto. Una comunità deve riflettere su come stare vicino alle famiglie, come aiutarle, perché anche loro hanno subito violenza».

Il libro «Il sangue delle donne», scritto da Alvaro Fiorucci, ed edito da Morlacchi Editore, è la narrazione di oltre cinquanta casi di donne ammazzate dai loro compagni. Cinquanta donne uccise nei modi più diversi. Un documento forte e agghiacciante, che racconta, con uno stile asciutto e preciso, oltre trent’anni di femminicidi avvenuti in Umbria. Dai «cold cases» del passato ai recenti gli omicidi di Mauretta Fondacci e Mara Calisti, fino ai più recenti di Meredith Kercher, Barbara Cicioni, Maria Geusa, Sonia Marra e Barbara Corvi.

Analisi dei casi «La notizia di ieri sera ha cambiato il mio stato d’animo – ha detto Fiorucci – vengo oggi a presentare questo libro con enorme tristezza e consapevole dell’ennesimo femminicidio in Umbria. Quello che ho notato scrivendo questo volume è un dato comune a tutti i casi: l’uomo uccide quando avverte il rischio di perdere il controllo della donna, quando diventa incapace di gestire quel problema e non avendo altri strumenti per affrontarlo decide di cancellarlo alla radice, cancellando una vita, come se la donna fosse un bene materiale di sua proprietà».

Numeri Fiorucci ha analizzato, numeri alla mano, il fenomeno: «Rispetto agli anni’90 in cui ci furono 1633 omicidi, i dati ci parlano di un fenomeno in calo nel 2012, con 526 casi. La cosa che ci deve far rifletter è che nonostante il numero degli omicidi sia in calo, la percentuale di femminicidi è drammaticamente aumentata, nel 2008 era al 24%, nel 2013 al 35,33%. In particolare in Umbria sta crescendo sempre di più anche il numero degli uomini che uccidono donne e poi si tolgono la vita, che non è un estremo atto di coraggio, ma l’ultimo atto di un soggetto che fugge dalle proprie responsabilità».

Cambiare la cultura Anche l’onorevole Walter Verini intervenuto alla presentazione del libro, si è detto particolarmente colpito ed amareggiato dalla tragica vicenda successa ad Uppiano venerdì sera. «Ci scuotiamo solo quando accade una tragedia, ma è la normalità che ci dovrebbe far riflettere e far tenere alte le antenne. Anche l’episodio di ieri è avvenuto in un contesto di assoluta normalità». Verini ha ricordato come, nonostante il Parlamento abbia approvato il reato di femminicidio, di stalking, nonostante le pene detentive siano state aumentate, le cose non sono migliorate: «E’ un problema di cultura, dobbiamo crescere i nostri figli facendogli capire che l’amore non è possesso ma un percorso di vita fatto insieme».

Significato 8 marzo «Dobbiamo cambiare la mentalità di questa società – ha continuato Verini – basta divisione e distinzione dei ruoli, in famiglia, nel lavoro, nella pubblicità che mercifica il corpo della donna. L’Umbria è, purtroppo, perfettamente inserita nella globalizzazione della violenza sulle donne, non dobbiamo aspettare con le mani in mano la prossima tragedia, ma cercare di prevenirla. Ci si deve interrogare anche sul ruolo che ha assunto nel 2015 la festa della donna, oramai divenuta una mera festa commerciale».

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