Una piccola breccia in un piano che pareva inscalfibile. Secondo quanto riferisce il deputato Pd Walter Verini «la mobilitazione dei parlamentari, degli enti locali, delle regioni, dei sindacati contro lo smantellamento indiscriminato degli uffici postali ha ottenuto un primo risultato: l’impegno di Poste a stabilire un confronto con regioni ed enti locali, prima di procedere ad ogni attuazione del piano annunciato». L’impegno è stato assunto dall’amministratore delegato di Poste Francesco Caio di fronte al sottosegretario Antonello Giacomelli e al presidente dell’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni Angelo Marcello Cardani.
IL PIANO: I 33 UFFICI CHE CHIUDONO
Il piano Secondo il piano di Poste in Umbria a partire dal 13 aprile verrebbero chiusi 15 uffici postali e altri 18 funzionerebbero ad orari ridotto. Lo schema di riorganizzazione prevede uffici postali completamente chiusi (nove in provincia di Perugia e sei in quella di Terni) e razionalizzazioni ovvero aperture ridotte (due, tre o quattro giorni anziché sei). Decisioni contro le quali si sono mobilitati cittadini, istituzioni, sindacati e mondo politico.
CHIUSURE E RAZIONALIZZAZIONI: LA MAPPA INTERATTIVA
Primo passo «Considero significativo questo primo risultato – commenta il parlamentare – perché dal confronto con regioni e comuni potranno emergere non solo le contrarietà a tagli incomprensibili di tanti uffici postali in zone svantaggiate e in piccoli comuni, ma anche proposte concrete per trovare insieme a Poste soluzioni concrete, modalità operative per far funzionare, almeno parte della settimana, questi Uffici». «Del resto – conclude Verini – va in questa direzione l’ipotesi significativa dell’assessore regionale Fabio Paparelli di mettere a disposizione, ove possibile, spazi del demanio regionale. Ora è necessario che Regioni, Anci e parlamentari che si sono mobilitati, vigilino per il rispetto di questo impegno da parte di Poste».
LA GIUNTA DI FOLIGNO SCRIVE A POSTE
Il M5S Sul piano di poste intervengono anche i deputati umbri del M5S Filippo Gallinella e Tiziana Ciprini, che chiamano in causa il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi,destinataria di una interrogazione a risposta scritta, già depositata a Montecitorio. Oltre ai disservizi a danno specialmente degli anzi, secondo i due la razionalizzazione potrebbe ripercuotersi anche sui livelli occupazionali. «L’Umbria – continua Gallinella – che ha perso 11 punti di Pil tra il 2008 e il 2012 rispetto ai 7 persi dall’Italia e che registra nel biennio 2013 e 2014 il fallimento di 481 imprese, non può permettersi una ulteriore emorragia di posti di lavoro. La mission di Poste Italiane, come si legge sul portale web, è di adottare e promuovere valori e comportamenti attenti ai bisogni e alle aspettative di tutti gli stakeholder. Ci aspettiamo – conclude Gallinella – che la presidente Luisa Todini e la società si comportino di conseguenza e ritirino il piano così formulato».
