Ha un cuore perugino lo spettrometro magnetico Ams-02, meglio noto come «cacciatore di antimateria», che il prossimo 29 aprile raggiungerà la stazione spaziale internazionale a bordo dello shuttle Endeavour. Nei laboratori del capoluogo umbro è stato infatti costruito il tracciatore di silicio in grado di separare le particelle negative da quelle positive e quindi di riconoscere la materia dall’antimateria.
Ad installarlo sarà Roberto Vittori L’Ams – le cui caratteristiche sono state illustrate venerdì mattina in una conferenza stampa – sarà installato sulla stazione internazionale con una delicata manovra compiuta alla velocità di 27 mila chilometri orari dall’astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea (Esa) Roberto Vittori. Quindi inizierà il lavoro di rilevazione e acquisizione dati che durerà probabilmente fino al 2028 per la selezione e identificazione di particolari particelle che avvalorerebbero la teoria dell’esistenza dell’antimateria.
Le origini dell’universo «L’Ams, una volta nello spazio – spiega il professor Roberto Battiston, uno dei referenti del progetto per l’Italia – sfrutterà le condizioni uniche per studiare l’universo e le sue origini, cercando tracce di antimateria e studiando l’origine della materia oscura attraverso misure di precisione della composizione e del flusso dei raggi cosmici. La strumentazione identificherà decine di miliardi di raggi cosmici primari che, dopo essere stati accelerati da forti campi magnetici galattici, hanno viaggiato per milioni o miliardi di anni prima di raggiungere l’esperimento».
Un cilindro da otto tonnellate Si tratta di uno strumento cilindrico sofisticatissimo, di otto tonnellate. Tutti i dati saranno comunicati alla Nasa, al Cern di Ginevra e all’Istituto nazionale di fisica nucleare, Infn, italiano. Ideato dal premio Nobel Samuel Ting, l’Ams, costato un miliardo e mezzo di dollari, è stato ultimato nell’agosto 2010, dopo 15 anni di collaborazione tra 16 Paesi, 60 istituti e circa 500 scienziati di cui 60 italiani.
Bistoni: un grande traguardo Il lavoro dei ricercatori e degli studenti dell’Università e dell’Infn di Perugia, coadiuvati dal laboratorio Serms del polo ternano è stato coordinato da Roberto Battiston e Bruna Bertucci, referenti del progetto per l’Italia. «Un grande traguardo per un grande progetto che conferma la rilevanza e competenza, nazionale e internazionale dell’Università di Perugia nel campo della ricerca scientifica», ha detto il rettore Francesco Bistoni. «Un’attività particolarmente apprezzata dalla comunità scientifica internazionale – prosegue il rettore – come testimoniano anche le pubblicazioni e la richiesta, dall’estero, di giovani scienziati che si sono formati nelle strutture di ricerca dell’Università di Perugia».

